venerdì 5 dicembre 2008

Varanasi

stamattina mi sono svegliato presto e sono sceso al ghat sotto la mia guesthouse per trattare velocemente il prezzo di una giro in barca all' alba lungo la sponda dellla madre Ganga, come la chiamano loro, il fiume sacro per tutti gli hindu dove ogni cosa ebbe inizio e ogni cosa va a finire.

erano le cinque emmezza, ancora buio e una strana atmosfera ovattata, con quella nebbiolina tipica dell'inverno indiano che avvolge ogni palazzo e sale dal fiume per inondare il paesaggio con una strana luce e una ancora piu' strana atmosfera.

sono salito lento fino all' Assi ghat mentre piano piano il cielo si schiariva e per tutti iniziava un nuovo giorno con le abluzioni quotidiane, chi immobile con gli occhi chiusi e l'acqua fino alla vita pregava, chi lavava i panni e chi addirittura si lavava i denti.

gia' alle sei la vita lungo il fiume era piena frenesia di gente e di colori e l'alba che da li a poco sarebbe arrivata avrebbe accolto tutti con la sua luce dorata e i caldi raggi ancora deboli del primo sole mattutino.

vicino alla barca sono passati i cadaveri gonfi e in putrefazione di due uomini, o donne, non si capiva perche' erano girati di schiena.
questa e' stata la parte che avrei voluto evitare volentieri ma non ne ho potuto fare a meno.
quello che mi ha colpito, quasi piu' della visione stessa e' stata l'indifferenza del barcaiolo che con un mezzo sorriso mi ha detto :'look right, dead bodies'.

infatti e' cosa comune vedere dei corpi trasportati dalla corrente.

sono quelli delle cinque categorie di persone che per la religione hindu non possono essere cremati: i sadhu, i bambini, i lebbrosi, le donne incinte e le persone morte per il morso di un serpente velenoso.
alcuni vengono legati a un masso e lasciati cadere in mezzo al fiume ma altri vengono semplicemente gettati dentro cosi' come sono.

ringrazio il cielo, e anche Shiva che non mi ha fatto vedere un bambino.

ma poi a debita distanza, un po' piu' lontano dalla riva ho preso la mia bottiglietta e l' ho riempita dell'acqua santa, svuotandola prima del suo contenuto, l'acqua santa, ma questa volta di Lourdes che mia mamma mi aveva cacciato nello zaino prima di partire.
pensandoci anche adesso che scrivo mi fa sorridere sta cosa, pero' mentre facevo lo scambio forse anche bello preso dalla suggestione del momento e dall'atmosfera mi sembrava una cosa molto solenne, ho pure tirato in mezzo il barcaiolo per una mezza cerimonia.

ieri invece ho passeggiato lungo i ghat tutto il giorno, l'unica vera cosa interessante che c'e' da fare a Varanasi, ma direi che basta e avanza.

e' davvero un posto affascinante e si respira quest'aria magica dappertutto.

per gli hindu morire, essere cremati ed avere le proprie ceneri gettate nel Gange significa la fine delle reincarnazioni e il raggiungimento della perfezione dell'anima.

ed e' per questo che a Varanasi vagano derelitti moribondi e sadhu di ogni specie e di ogni parte dell'India e il senso della morte si avverte anche senza avvicinarsi al ghat delle cremazioni.
quest'ultimo d'altra parte e'attivo 24 ore al giorno tutti i giorni ed avviene piu' di una cremazione alla volta.

il defunto viene trasportato su una lettiga di bambu' avvolto in un lenzuolo bianco con dei paramenti colorati e dei fiori che al momento di essere appoggiato sulla pira di legno vengono tolti.

prima viene immerso nel Gange per purificarsi, poi tocca al figlio o a un altro familiare vicino vestito di bianco, il colore del lutto, e con la testa rasata accendere la pira funeraria.

la legna per la cremazione viene accuratamente pesata e scelta per qualita' e quantita' infatti solo la gente delle caste superiori si puo' permettere il sandalo, la legna migliore per questo scopo.

una cremazione media con un buon legno costa 4000 rupie.

a sud della citta' proprio sul fiume c'e' un crematorio elettrico praticamente solo per i poveri, dove per avere il corpo ridotto in cenere bastano 850 rupie.

poi il momento e' molto solenne, considerato che questo e' il loro funerale e' molto strano e diverso il rapporto che gli indiani hanno con la morte.

i familiari assistono da vicino il corpo diventare sempre piu' piccolo sotto la legna mentre un fumo acre misto a cenere e un odore intenso si alza e avvolge tutti intorno, me compreso in quel momento.

poi finisce tutto, il fuoco si spegne piano, viene raccolta la cenere.

la cosa particolare e' che degli uomini l' ultimo osso a bruciare e' lo sterno, perche' in vita hanno fatto fatica e lavoro fisico, per le donne le ossa del bacino, perche' hanno fatto le mamme.

almeno questa e' la spiegazione che mi ha dato un ragazzo di fianco a me che cercava di fare la guida indesiderata per spillarmi qualche rupia.

queste ossa vengono prese ancora roventi con due pezzi di bambu' e gettate nel fiume insieme a parte delle ceneri.
un altre parte spetta ai familiari che le getteranno poi privatamente o decideranno prima di tenerle ancora un po' con loro.

poi ho girovagato ancora per i vicoli strettissimi della citta' vecchia, che formano un vero labirinto dove e' impossibile non perdersi almeno una volta, io praticamente lo facevo sempre ma fa parte del gioco, poi alla fine si chiedeva dove era il Gange che e' davvero l'unico punto di riferimento per ritrovare la strada della stanza.

e'stato strano ma anche molto divertente incontrare parecchia gente che avevo conosciuto lungo il viaggio , magari anche un mese emmezzo prima.

tutti passano da Varanasi.

ho ritrovato un ragazzo portoghese che era in coda con me all'ambasciata indiana di Kathmandu per il visto.

ho rivisto due ragazzi australiani che stanno facendo il giro del mondo.
con loro ho camminato mezza giornata nelle valli nepalesi, il giorno prima di arrivare all' abc.

e ho incontrato anche Steffi e Philip, tedeschi di Monaco, con cui ero a stato al cinema a Calcutta a vedere un masala movie di Bollywood.

domani sera night train per Agra, a questo punto sono proprio curioso di vedere di persona se sto Taj Mahal e' cosi bello per davvero.

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