ce l'ho fatta...tornato nella civilta' appena ieri dopo gli otto giorni piu' spettacolari e intensi di sempre e non esagero affatto.
raggiungere i 4100 metri circa dell Annapurna base camp (abc) e'stato abbastanza impegnativo e anche se non c'era nessuna difficolta' tecnica ogni giorno ho dovuto camminare dalle sei alle otto ore per arrivare in un lodge, non fare la doccia dopo i 2500 metri per il gran freddo che c'era, mangiare un dahl bhat e andare a letto alle otto nel mio caldo saccoapelo preso a noleggio in un trek shop a Pokhara insieme alle bacchette e alla giacca imbottita, tutte cose che per 120 rupie nepalesi al giorno (un euro e trenta) mi hanno piu'che salvato l'esistenza.
ma ne e' valsa davvero la pena perche' i paesaggi che ho visto sono stati fantastici e in un po' di posti penso di essere stato, ma le montagne piu' belle e piu' alte del mondo cosi' da vicino non si possono ne' raccontare ne' spiegare ed e' pure inutile cercare di capire se c'e' un senso, basta farsi incantare da certe cose che sono cosi' belle e ci fanno sentire cosi' piccoli nello stesso tempo.
e io ero perfettamente incantato, passavo da un momento in cui compulsivamente continuavo a scattare fotografie dappertutto a un altro dove ero come in estasi, con la bocca aperta e gli occhi lucidi davanti a un tale spettacolo, quasi insostenibile per i cuori deboli.
perche' una volta arrivati all'abc si e' circondati a 36o gradi dalle vette innevate, e dal Machhapuchhare base camp che si trova 400 metri e un'ora emmezza sotto sono salito due volte per vedere il tramonto e anche l'alba il giorno successivo prima di buttarmi di nuovo sulla via del ritorno ed attraversare foreste di felci e rododendri, valli fredde dove non arriva neanche il sole con un fiume impetuoso e azzurro gelido che scorre in fondo, attraversare decine di ponti sospesi, risaie, paesini autosufficienti a tre giorni di cammino dalla prima strada carrozzabile, cortili di abitazioni dove l'intimita' delle persone che ci abitano si confonde con il passare dei trekkers sempre discreto e rispettoso, come solo chi va in montagna e la rispetta sa cosa
vuol dire.
portatori con pesi impensabili, a volte anche in ciabatte che vivono attraversando i sentieri su e giu' per tutta la vita, carichi come dei muli ma che trovano il tempo per un saluto quando incrociavano il mio cammino.
bambini a piedi scalzi che giocano, che quando passavo facevano come un posto di blocco e intonavano una canzone per chiedere qualche rupia.
namaste'. bye bye.
la vita semplice. no televisione niente cazzate.
purtroppo appena tornato in citta' ho saputo del casino che e' successo a Bombay.
che tristezza e che paura.
al Taj hotel, uno dei piu' lussuosi di tutta l'India c'ero anche stato a bere un caffe', mi ricordo di averlo pagato come due notti di guesthouse del mio budget, ma ero curioso.
ora vedere quelle foto su internet dove una parte del palazzo e' in fiamme mi lascia tanto amaro in bocca e ancora tristezza e paura.
ora mi fermo qualche giorno in in piu' qui prima di tornare in India perche' anche se a Bombay non ci vado devo passare da Varanasi e da Agra, prima di arrivare a Delhi per pigliare l'aereo, e adesso non mi va'.
adesso che e' quasi finito voglio pensare al mio viaggio, e mi rendo conto di aver fatto qualcosa di importante per me stesso, qualcosa a cui tenevo, che volevo.
mi sono accorto in un attimo quando ero all'abc, tra tutte le cose che mi venivano in mente e sparivano in un attimo, come in un caleidoscopio di emozioni pensieri sensazioni.
pensavo all'India.
pensavo all'Italia. pensavo che due mesi prima ero a Cape Comorin, nel punto piu' meridionale del subcontinente, al caldo tropicale.
e lo pensavo con i piedi sulla neve dell'Himalaya.
via terra, come piace a me.
pensavo che ho fatto qualcosa che mi ha dato troppo per quello che ci ho messo e non parlo di tempo.
e me lo ricordero' per forza per tutta la vita.
per forza.
venerdì 28 novembre 2008
mercoledì 19 novembre 2008
Pokhara
ora della fine alla terza volta che sono andato all'ambasciata indiana di Kathmandu
un impiegato scazzato al massimo mi ha allungato il passaporto con il mio bel visto appiccicato sopra.
tre mesi entrata singola, come quello che mi hanno dato in Italia.
non importa la durata perche' tanto mi serve solo per rientrare in India ai primi di dicembre e trascorrere le ultime due settimane di viaggio prima di arrivare a Delhi e pigliare l'aereo.
in questa settimana di attesa ho girato tutta Kathmandu e ormai i negozianti vicino alla mia guesthouse mi conoscevano per nome e mi salutavano affettuosamente tutte le trecento volte che passavo davanti alla loro bottega.
la citta'e'molto bella ma il quartiere di Thamel, proprio in mezzo alla parte storica, e'completamente dedicato ai turisti con un sacco di alberghetti, agenzie che organizzano qualsiasi spedizione tipo montagna, rafting, voli panoramici in ultra leggero sull Himalaya e molto altro, trekking shops con vendita e noleggio di tutta l'attrezzatura possibile, librerie bellissime dove ho passato ore a sfogliare volumi fotografici sulle montagne, ristoranti che pretendevano di essere italiani, risoranti tibetani con l'immancabile foto del Dalai Lama appesa alla parete, gente losca che al mio passaggio mi sussurrava 'hash, good nepali grass!!' e tutto il resto che puo' far sentire a suo agio il turista europeo o americano lontano da casa.
naturalmente questa parte di citta' era terribile, ma appena usciti per le minuscole viette della parte storica iniziava la sorpresa vera.
cortili che si aprivano improvvisamente dove all'interno sembrava di essere in un paesino, con uno stupa in mezzo alla piazza e tutte le case tipiche intorno con le botteghe minuscole di ogni genere a piano terra e tanto altro.
a sud, seguendo questo dedalo di viuzze si apre la maestosa Durbar square, la piazza dei palazzi, con i suoi edifici tipici della cultura Newari, i templi con i tetti sovrapposti e le fini sculture di legno sulle colonne o sotto i tetti.
dalla Durbar square parte la celebre, almeno una volta, Freak street, la strada che gli hippy avevano colonizzato negli anni'60 e '70.
ora appare come una via un po'piu'spaziosa delle altre attorno con qualche guesthouse e ristorante, dove qualche turista nostalgico preferisce restare al posto della piu'inflazionata e chiassosa Thamel.
oltre Kathmandu si apre una valle con tantissimi posti interessanti da visitare.
sono stato allo stupa budhista di Bodhnath, appena fuori citta' in un quartiere piu'tranquillo e silenzioso.
e'probabilmente il piu'grande insediamento tibetano dopo la sede del governo in esilio a Dharamsala, in India.
lo stupa e' davvero enorme e dall 'alto gli occhi buddhisti guardano la piazza circolare che lo ospita in tutte e quattro le direzioni.
bandierine colorate con le preghiere partono dalla cima del tempio e arrivano alla sua base, dove i fedeli ma anche tanta gente comune compie il giro del tempio , sempre in senso orario, facendo girare le ruote con i mantra delle preghiere.
moltissimi monaci in giro, in uscita dai vari monasteri vicini impegnait a fare la spesa o semplicemente a fare una passeggiata.
un 'atmosfera veramente serena che mi ha fatto venire una gran voglia di visitare il Tibet.
ora non e'tanto il momento vista la situazione politica attuale e inoltre il governo cinese rilascia i visti col contagocce.
chissa se riusciro'ad andarci prma o poi..
a piedi da Bodhnath sono arrivato in mezzora al tempio hindu shivita di Pashupatinath.
famoso perche'ogni giorno a rotazione avvengono delle cremazioni e molto riconosciuto tanto che i fedeli vi arrivano da ogni parte dell'India, anche per aspettare di morire, come nella citta' sacra di Varanasi.
ora sono qui a Pokhara, dove innanztutto fa caldino e non si gela come a Kathmandu e poi posso vedere le montagne veramente da vicino.
dalla mia finestra ho assistito al tramonto sul gruppo dell'Annapurna, tutte cime che superano i settemila.
ma il bello deve ancora venire.
domani mattina parto per un trek che se tuttto va bene mi portera' fino al campobase dell'Annapurna, in un anfiteatro di cime tutto attorno, a piu' di quattromila metri di quota.
naturalmente ho affittato tutta l'attrezzatura come saccoapelo pesante giacca e bacchette per camminare.
partenza domattina alle sette.
un impiegato scazzato al massimo mi ha allungato il passaporto con il mio bel visto appiccicato sopra.
tre mesi entrata singola, come quello che mi hanno dato in Italia.
non importa la durata perche' tanto mi serve solo per rientrare in India ai primi di dicembre e trascorrere le ultime due settimane di viaggio prima di arrivare a Delhi e pigliare l'aereo.
in questa settimana di attesa ho girato tutta Kathmandu e ormai i negozianti vicino alla mia guesthouse mi conoscevano per nome e mi salutavano affettuosamente tutte le trecento volte che passavo davanti alla loro bottega.
la citta'e'molto bella ma il quartiere di Thamel, proprio in mezzo alla parte storica, e'completamente dedicato ai turisti con un sacco di alberghetti, agenzie che organizzano qualsiasi spedizione tipo montagna, rafting, voli panoramici in ultra leggero sull Himalaya e molto altro, trekking shops con vendita e noleggio di tutta l'attrezzatura possibile, librerie bellissime dove ho passato ore a sfogliare volumi fotografici sulle montagne, ristoranti che pretendevano di essere italiani, risoranti tibetani con l'immancabile foto del Dalai Lama appesa alla parete, gente losca che al mio passaggio mi sussurrava 'hash, good nepali grass!!' e tutto il resto che puo' far sentire a suo agio il turista europeo o americano lontano da casa.
naturalmente questa parte di citta' era terribile, ma appena usciti per le minuscole viette della parte storica iniziava la sorpresa vera.
cortili che si aprivano improvvisamente dove all'interno sembrava di essere in un paesino, con uno stupa in mezzo alla piazza e tutte le case tipiche intorno con le botteghe minuscole di ogni genere a piano terra e tanto altro.
a sud, seguendo questo dedalo di viuzze si apre la maestosa Durbar square, la piazza dei palazzi, con i suoi edifici tipici della cultura Newari, i templi con i tetti sovrapposti e le fini sculture di legno sulle colonne o sotto i tetti.
dalla Durbar square parte la celebre, almeno una volta, Freak street, la strada che gli hippy avevano colonizzato negli anni'60 e '70.
ora appare come una via un po'piu'spaziosa delle altre attorno con qualche guesthouse e ristorante, dove qualche turista nostalgico preferisce restare al posto della piu'inflazionata e chiassosa Thamel.
oltre Kathmandu si apre una valle con tantissimi posti interessanti da visitare.
sono stato allo stupa budhista di Bodhnath, appena fuori citta' in un quartiere piu'tranquillo e silenzioso.
e'probabilmente il piu'grande insediamento tibetano dopo la sede del governo in esilio a Dharamsala, in India.
lo stupa e' davvero enorme e dall 'alto gli occhi buddhisti guardano la piazza circolare che lo ospita in tutte e quattro le direzioni.
bandierine colorate con le preghiere partono dalla cima del tempio e arrivano alla sua base, dove i fedeli ma anche tanta gente comune compie il giro del tempio , sempre in senso orario, facendo girare le ruote con i mantra delle preghiere.
moltissimi monaci in giro, in uscita dai vari monasteri vicini impegnait a fare la spesa o semplicemente a fare una passeggiata.
un 'atmosfera veramente serena che mi ha fatto venire una gran voglia di visitare il Tibet.
ora non e'tanto il momento vista la situazione politica attuale e inoltre il governo cinese rilascia i visti col contagocce.
chissa se riusciro'ad andarci prma o poi..
a piedi da Bodhnath sono arrivato in mezzora al tempio hindu shivita di Pashupatinath.
famoso perche'ogni giorno a rotazione avvengono delle cremazioni e molto riconosciuto tanto che i fedeli vi arrivano da ogni parte dell'India, anche per aspettare di morire, come nella citta' sacra di Varanasi.
ora sono qui a Pokhara, dove innanztutto fa caldino e non si gela come a Kathmandu e poi posso vedere le montagne veramente da vicino.
dalla mia finestra ho assistito al tramonto sul gruppo dell'Annapurna, tutte cime che superano i settemila.
ma il bello deve ancora venire.
domani mattina parto per un trek che se tuttto va bene mi portera' fino al campobase dell'Annapurna, in un anfiteatro di cime tutto attorno, a piu' di quattromila metri di quota.
naturalmente ho affittato tutta l'attrezzatura come saccoapelo pesante giacca e bacchette per camminare.
partenza domattina alle sette.
lunedì 10 novembre 2008
Kathmandu
eccomi in Nepal.
ancora spaesato e stanco per il lungo viaggio prima in treno da Calcutta fino al confine di Birganj
e poi in bus dal border a Kathmandu.
purtroppo il Bihar come l' Andra Pradesh l'ho visto solo dal finestrino ma come mi sono presto accorto tre mesi non sono niente per vedere l'India e ho dovuto per forza scegliere dei posti da vedere e altri no.
all'inizio volevo spezzare il viaggio a meta' fermandomi a dormire e riposare al confine ma Birganj era talmente un posto assurdo che ho deciso di farmi spingere sul primo bus diretto alla capitale del Nepal.
qua che dire, prima di tutto fa freschino e la sera e' da felpetta, siamo a 1300 metri, e poi a colpo d'occhio e' veramente un altro mondo rispetto all'India, diversa la gente, dai lineamenti asiatici, ma soprattutto diverso il paesaggio.
gia dal bus ho potuto vedere il primo settemila, il Langtang, che svettava molti chilometri dietro alle colline con le sue nevi perenni.
mi sono venuti un po'i brividi.
comunque la prima cosa che devo fare domani mattina e'andare all'ambasciata indiana e richiedere il visto per potere entrare di nuovo in India, ci vorra'una settimana cosi' intanto esploro bene la citta'e i paesi intorno della valle che devono essere altamente spettacolari.
a Calcutta ho passato dei giorni decisamente piacevoli girovagando per la citta' a piedi e in metro'
e conoscendo alcuni ragazzi che erano in vacanza da un lungo periodo di volontariato nel Bihar.
non mi e'sembrato quel delirio che tutti quelli che ho incontrato mi avevano descritto, forse anche perche'quasi due mesi di India mi hanno fatto un po' il pelo.
certo, e'una metropli impressionante, di 15 milioni di abitanti e come tutte le metropoli asiatiche c'e' una grande parte di abitanti che vive al limite della fame in condizioni piu'che precarie.
questi sono soprattutto i contadini che lasciano le campagne del West Bengal dell'Orissa e del Bihar per cercare fortuna nella citta' ma poi si trovano sul marciapiede a dormire.
ma il centro della citta' mi e'sembrato molto moderno e con una voglia di apparire il piu'occidentale possibile.
tante coppiette di giovani in jeans mano nella mano, cosa che nella piu' conservatrice ( e piu' mostrusa incasinata e assurda) Bombay e'difficile da vedere.
uno dei motivi principali del mio viaggio era quello di andare alla Casa madre delle Missionarie della Carita' per rendere omaggio alla tomba di quella donnina cosi' piccola e minuta ma cosi' straordinaria che e'stata Madre Teresa.
e' stato un momento molto commovente. la sua tomba e' molto semplice, un blocco di marmo bianco con una scritta una collana di fiori e una candela accesa.
ancora spaesato e stanco per il lungo viaggio prima in treno da Calcutta fino al confine di Birganj
e poi in bus dal border a Kathmandu.
purtroppo il Bihar come l' Andra Pradesh l'ho visto solo dal finestrino ma come mi sono presto accorto tre mesi non sono niente per vedere l'India e ho dovuto per forza scegliere dei posti da vedere e altri no.
all'inizio volevo spezzare il viaggio a meta' fermandomi a dormire e riposare al confine ma Birganj era talmente un posto assurdo che ho deciso di farmi spingere sul primo bus diretto alla capitale del Nepal.
qua che dire, prima di tutto fa freschino e la sera e' da felpetta, siamo a 1300 metri, e poi a colpo d'occhio e' veramente un altro mondo rispetto all'India, diversa la gente, dai lineamenti asiatici, ma soprattutto diverso il paesaggio.
gia dal bus ho potuto vedere il primo settemila, il Langtang, che svettava molti chilometri dietro alle colline con le sue nevi perenni.
mi sono venuti un po'i brividi.
comunque la prima cosa che devo fare domani mattina e'andare all'ambasciata indiana e richiedere il visto per potere entrare di nuovo in India, ci vorra'una settimana cosi' intanto esploro bene la citta'e i paesi intorno della valle che devono essere altamente spettacolari.
a Calcutta ho passato dei giorni decisamente piacevoli girovagando per la citta' a piedi e in metro'
e conoscendo alcuni ragazzi che erano in vacanza da un lungo periodo di volontariato nel Bihar.
non mi e'sembrato quel delirio che tutti quelli che ho incontrato mi avevano descritto, forse anche perche'quasi due mesi di India mi hanno fatto un po' il pelo.
certo, e'una metropli impressionante, di 15 milioni di abitanti e come tutte le metropoli asiatiche c'e' una grande parte di abitanti che vive al limite della fame in condizioni piu'che precarie.
questi sono soprattutto i contadini che lasciano le campagne del West Bengal dell'Orissa e del Bihar per cercare fortuna nella citta' ma poi si trovano sul marciapiede a dormire.
ma il centro della citta' mi e'sembrato molto moderno e con una voglia di apparire il piu'occidentale possibile.
tante coppiette di giovani in jeans mano nella mano, cosa che nella piu' conservatrice ( e piu' mostrusa incasinata e assurda) Bombay e'difficile da vedere.
uno dei motivi principali del mio viaggio era quello di andare alla Casa madre delle Missionarie della Carita' per rendere omaggio alla tomba di quella donnina cosi' piccola e minuta ma cosi' straordinaria che e'stata Madre Teresa.
e' stato un momento molto commovente. la sua tomba e' molto semplice, un blocco di marmo bianco con una scritta una collana di fiori e una candela accesa.
lunedì 3 novembre 2008
Puri
da Chennai ho fatto un lunghissimo viaggio in treno e ho praticamente saltato tutto l'Andra Pradesh e proseguendo sulla costa sono arrivato a Bhubaneswar, la capitale dell'Orissa.
sono arrivato talmente stanco che mi sono affidato al primo guidatore di ciclorickshaw che ho trovato alla stazione e gli ho detto 'portami nel primo albergo che al massimo costi 300 rupie e non troppo lontano da qui, ok?'.
cosi ' il tipo pedalava e quando e' sceso perche' c' era un po' di salita e ha dovuto spingere a braccia mi sono vergognato come un ladro, lui intanto mi diceva fiero che erano quarantadue anni che si faceva il culo in quel modo li.
alla fine delle 20 rupie che mi ha chiesto (naturalmente previo accordo iniziale senno' l'inchiappettata e' la regola) gliene ho date 50 e lui tutto contento mi ha benedetto appoggiandomi la banconota sulla testa facendomi sentire stronzo due volte in dieci minuti.
e' piu' forte di me e ogni volta cerco di evitare i rickshaw a pedali ma devo pensare che quello e' il loro lavoro che svolgono dignitosamente e sono gia' molto fortunati a poterlo fare e se non pedalano non portano a casa i soldi per comprare il riso e mantenere la famiglia.
e poi onestamente mi sembrano piu'contenti e meno frustrati di molta gente che da noi si mette
la camicia e va a farsi otto ore in ufficio.
a Chennai non e' succeso niente di particolarmente interessante tranne che ho parlato per almeno venti minuti con una tipa e poi le ho chiesto di dove fosse e lei mica mi dice Italia?
scusa e allora parliamo in italiano che facciamo prima no?
comunque colpa sua perche'aveva un accento inglese impeccabile, pensavo fosse madrelingua.
sicuramente lei pensava che fossi spagnolo o francese che quando parlano in inglese assomigliano parecchio agli italiani perche' naturalmente la mia pronuncia non e' altrettanto precisa.
questa ragazza era una studiosa di sanscrito che lavora all' universita' di Chennai traducendo dei testi.
il sanscrito e' l'hindi antico, piu' o meno come il latino e l' italiano, e secondo me deve essere qualcosa di veramente difficile da imparare.
da Bhubaneswar il giorno dopo sono venuto a Puri.
Puri e' una cittadina sul golfo del Bengala, con una bella spiaggia se non fosse che il mio albergo e' vicino a quella baraccopoli che chiamano fishermen village e i suoi abitanti praticano quello sport abbastanza diffuso sulle zone costiere dell' India che e' il 'beach shitting'.
inoltre qui sembrano essere i campioni.
comunque e' un posto affascinante e una delle quattro citta' piu' sacre per i pellegrini hindu che arrivano a frotte da ogni parte per visitare il bellissimo tempio di Jagannat Mandir.
e' inoltre un luogo di villeggiatura per i bengalesi, infatti Calcutta e' poche ore piu' a nord ed e' pieno di alberghetti e residenze per turisti indiani.
si respira un' aria abbastanza mistica e rilassata e i ritmi sono mooolto lenti.
inoltre non c'e' quel casino di gente e di traffico che c'era nel Tamil Nadu, e si puo' perfino camminare in strada senza il rischio di essere investiti da un mezzo ogni due minuti.
L'Orissa insieme al Bihar e' uno degli stati piu' poveri di tutta l'India e solo in pochi si possono permettere un motorino o addiritura una macchina.
al di fuori delle citta' la gente vive in capanne senza luce ne' acqua e come se non bastasse questo stato subisce quasi ogni anno delle inondazioni catastrofiche che arrivano puntuali con il monsone.
detto questo e' importante che almeno i turisti occidentali arrivino qua e non si lascino condizionare dal fatto che qualche mese fa degli integralisti hindu hanno bruciato vivi due cristiani perpetrando un conflitto che tra alti e bassi sono anni che va va avanti.
questo e' il messaggio che voleva rivolgere al mondo tramite me ambasciatore un negoziante di souvenir kashmiro che si lamentava per la scarsa affluenza di visi pallidi quest'anno.
io gli ho anche spiegato che in Italia, ma praticamente ovunque, c'e' una crisi economica pazzesca e di soldi ce ne'piu'.
forse e' piu' questo il motivo dei pochi turisti.
lui annuiva guardandomi con sguardo grave e dicendo 'ooooh!!'
ho anche scoperto che a Puri c'e' una piccola comunita' di Hare Krishna fondata da un guru italiano, che ho conosciuto e che in cinque minuti ha tentato di convertirmi al suo pensiero.
era una persona interessante e piena di argomenti, con quell'aria da santone che gli calzava bene, ma che in qualsiasi altra parte del mondo probabilmente sarebbe stata fuori luogo.
17 anni che sta in India senza mai piu' essere tornato in Italia.
ho affittato una moto e sono andato a vedere il famoso Sun temple di Konark.
mi ero promesso di non guidare mai nessun mezzo a motore in India, che si rischia la vita, ma qui e' talmente tranquillo che mi sono fidato, e ho fatto bene.
la strada costiera da Puri a Konark e' una figata assoluta, 40 chilometri attraverso risaie e paesini e ogni tanto mi fermavo a vedere qualcosa o a scattare una foto.
il tempio invece se e' possibile e' qualcosa di ancora piu' fantastico.
rappresenta il carro del dio sole ( Surya ) e alla sua base sono scolpite 24 ruote che simboleggiano le ore del giorno.
e' scolpito con una finezza e una ricchezza di particolari impressionanti. scene di vita quotidiana e anche alcune scene erotiche.
il giorno dopo ho partecipato a una escursione organizzata, cosa che non faccio mai, ma ne valeva la pena perche ho visto un sacco di cose spendendo pochissimo, e da solo non sarei mai riuscito a fare tutto in un giorno.
sul bus erano cinquanta indiani casinisti allegramente in gita e un italiano un po' spaesato.
ho conosciuto un ragazzino che mi ha fatto da interprete, che avevamo anche la guida in hindi, ed e' stata una giornata lunga e intensa ma anche molto interessante.
molto bello il tempio Lingaraj di Bhubaneswar, con quell' architettura tipica dei templi dell'Orissa che e' cosi' unica e originale.
per il resto giretti in bicicletta, spiaggia, tante chiacchere con altri turisti e con gente locale, il proprietario del mio albergo che mi cazzia puntualmente perche' non mangio mai nel suo ristorante, la venditrice di banane ambulante che da quando sa che sono italiano appena mi vede si mette a urlare 'ciao bella banana!!' e io che puntualmente rido di bestia e la visita alla missione di Ramakrishna, il padre dei grandi pensatori indiani, il maestro di Vivekananda.
ho anche acquistato nella biblioteca dell'ashram un libro a fumetti molto bello con la storia del guru filosofo che era talmente avanti da predicare gia' nell' '800 che la religione e' una sola e Dio lo dobbiamo cercare dentro di noi volendoci bene e facendo del bene.
insomma quello che nel 2000 pensano quasi tutti quelli che non vanno in chiesa ma che non dicono di essere atei. one love.
sono arrivato talmente stanco che mi sono affidato al primo guidatore di ciclorickshaw che ho trovato alla stazione e gli ho detto 'portami nel primo albergo che al massimo costi 300 rupie e non troppo lontano da qui, ok?'.
cosi ' il tipo pedalava e quando e' sceso perche' c' era un po' di salita e ha dovuto spingere a braccia mi sono vergognato come un ladro, lui intanto mi diceva fiero che erano quarantadue anni che si faceva il culo in quel modo li.
alla fine delle 20 rupie che mi ha chiesto (naturalmente previo accordo iniziale senno' l'inchiappettata e' la regola) gliene ho date 50 e lui tutto contento mi ha benedetto appoggiandomi la banconota sulla testa facendomi sentire stronzo due volte in dieci minuti.
e' piu' forte di me e ogni volta cerco di evitare i rickshaw a pedali ma devo pensare che quello e' il loro lavoro che svolgono dignitosamente e sono gia' molto fortunati a poterlo fare e se non pedalano non portano a casa i soldi per comprare il riso e mantenere la famiglia.
e poi onestamente mi sembrano piu'contenti e meno frustrati di molta gente che da noi si mette
la camicia e va a farsi otto ore in ufficio.
a Chennai non e' succeso niente di particolarmente interessante tranne che ho parlato per almeno venti minuti con una tipa e poi le ho chiesto di dove fosse e lei mica mi dice Italia?
scusa e allora parliamo in italiano che facciamo prima no?
comunque colpa sua perche'aveva un accento inglese impeccabile, pensavo fosse madrelingua.
sicuramente lei pensava che fossi spagnolo o francese che quando parlano in inglese assomigliano parecchio agli italiani perche' naturalmente la mia pronuncia non e' altrettanto precisa.
questa ragazza era una studiosa di sanscrito che lavora all' universita' di Chennai traducendo dei testi.
il sanscrito e' l'hindi antico, piu' o meno come il latino e l' italiano, e secondo me deve essere qualcosa di veramente difficile da imparare.
da Bhubaneswar il giorno dopo sono venuto a Puri.
Puri e' una cittadina sul golfo del Bengala, con una bella spiaggia se non fosse che il mio albergo e' vicino a quella baraccopoli che chiamano fishermen village e i suoi abitanti praticano quello sport abbastanza diffuso sulle zone costiere dell' India che e' il 'beach shitting'.
inoltre qui sembrano essere i campioni.
comunque e' un posto affascinante e una delle quattro citta' piu' sacre per i pellegrini hindu che arrivano a frotte da ogni parte per visitare il bellissimo tempio di Jagannat Mandir.
e' inoltre un luogo di villeggiatura per i bengalesi, infatti Calcutta e' poche ore piu' a nord ed e' pieno di alberghetti e residenze per turisti indiani.
si respira un' aria abbastanza mistica e rilassata e i ritmi sono mooolto lenti.
inoltre non c'e' quel casino di gente e di traffico che c'era nel Tamil Nadu, e si puo' perfino camminare in strada senza il rischio di essere investiti da un mezzo ogni due minuti.
L'Orissa insieme al Bihar e' uno degli stati piu' poveri di tutta l'India e solo in pochi si possono permettere un motorino o addiritura una macchina.
al di fuori delle citta' la gente vive in capanne senza luce ne' acqua e come se non bastasse questo stato subisce quasi ogni anno delle inondazioni catastrofiche che arrivano puntuali con il monsone.
detto questo e' importante che almeno i turisti occidentali arrivino qua e non si lascino condizionare dal fatto che qualche mese fa degli integralisti hindu hanno bruciato vivi due cristiani perpetrando un conflitto che tra alti e bassi sono anni che va va avanti.
questo e' il messaggio che voleva rivolgere al mondo tramite me ambasciatore un negoziante di souvenir kashmiro che si lamentava per la scarsa affluenza di visi pallidi quest'anno.
io gli ho anche spiegato che in Italia, ma praticamente ovunque, c'e' una crisi economica pazzesca e di soldi ce ne'piu'.
forse e' piu' questo il motivo dei pochi turisti.
lui annuiva guardandomi con sguardo grave e dicendo 'ooooh!!'
ho anche scoperto che a Puri c'e' una piccola comunita' di Hare Krishna fondata da un guru italiano, che ho conosciuto e che in cinque minuti ha tentato di convertirmi al suo pensiero.
era una persona interessante e piena di argomenti, con quell'aria da santone che gli calzava bene, ma che in qualsiasi altra parte del mondo probabilmente sarebbe stata fuori luogo.
17 anni che sta in India senza mai piu' essere tornato in Italia.
ho affittato una moto e sono andato a vedere il famoso Sun temple di Konark.
mi ero promesso di non guidare mai nessun mezzo a motore in India, che si rischia la vita, ma qui e' talmente tranquillo che mi sono fidato, e ho fatto bene.
la strada costiera da Puri a Konark e' una figata assoluta, 40 chilometri attraverso risaie e paesini e ogni tanto mi fermavo a vedere qualcosa o a scattare una foto.
il tempio invece se e' possibile e' qualcosa di ancora piu' fantastico.
rappresenta il carro del dio sole ( Surya ) e alla sua base sono scolpite 24 ruote che simboleggiano le ore del giorno.
e' scolpito con una finezza e una ricchezza di particolari impressionanti. scene di vita quotidiana e anche alcune scene erotiche.
il giorno dopo ho partecipato a una escursione organizzata, cosa che non faccio mai, ma ne valeva la pena perche ho visto un sacco di cose spendendo pochissimo, e da solo non sarei mai riuscito a fare tutto in un giorno.
sul bus erano cinquanta indiani casinisti allegramente in gita e un italiano un po' spaesato.
ho conosciuto un ragazzino che mi ha fatto da interprete, che avevamo anche la guida in hindi, ed e' stata una giornata lunga e intensa ma anche molto interessante.
molto bello il tempio Lingaraj di Bhubaneswar, con quell' architettura tipica dei templi dell'Orissa che e' cosi' unica e originale.
per il resto giretti in bicicletta, spiaggia, tante chiacchere con altri turisti e con gente locale, il proprietario del mio albergo che mi cazzia puntualmente perche' non mangio mai nel suo ristorante, la venditrice di banane ambulante che da quando sa che sono italiano appena mi vede si mette a urlare 'ciao bella banana!!' e io che puntualmente rido di bestia e la visita alla missione di Ramakrishna, il padre dei grandi pensatori indiani, il maestro di Vivekananda.
ho anche acquistato nella biblioteca dell'ashram un libro a fumetti molto bello con la storia del guru filosofo che era talmente avanti da predicare gia' nell' '800 che la religione e' una sola e Dio lo dobbiamo cercare dentro di noi volendoci bene e facendo del bene.
insomma quello che nel 2000 pensano quasi tutti quelli che non vanno in chiesa ma che non dicono di essere atei. one love.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)