il tempio della citta' e'dedicato ad Arunachalesvar, un'espressione di Shiva legata al fuoco e al suo sacro lingam (il pisello) .
e'uno dei piu'grandi dell'India (il tempio) .
ha nove gopuram finemente scolpiti ma lasciati bianchi. sono potuto entrare anche nel cuore del tempio, mi sono messo in coda insieme ai fedeli che rendevano omaggio al loro dio e quando e' toccato a me sono entrato in una saletta con i muri di roccia spessi e levigati, che trasudavano.
un odore d'incenso dolcissimo ma troppo forte e un caldo insopportabile.
sembrava quasi di essere in una sauna.
istantaneamente ho bagnato la maglietta di sudore e mi e' venuta la nausea e mentre pensavo 'ok sono entrato, sono riuscito, ho visto e adesso esco' il bramhino mi ha fermato e ha chiesto il mio nome, poi quello dei miei familiari.
e mi ha detto di sedermi per terra
stava recitando una puja per me e io intanto mi chiedevo come facesse a non collassare li dentro con quel caldo.
prima di uscire mi sono fatto segnare con l'incenso sulla fronte, cosa che mi hanno chiesto quasi in ogni tempio ed ho sempre rifiutato, ma li non so perche' ci stava.
e' stata una bella sensazione partecipare cosi' attivamente al rito di un altra religione.
...un'altra cosa importante e' che la religione hindu non si puo' adottare come propria se non si e' nati da genitori hindu.
fuori dal tempio tantissimi sadhu che chiedono la carita' e qualche rupia per farsi fotografare.
in effetti sono molto pittoreschi..fanno molto India.
ma la loro e'una missione seria e importante. questi strani personaggi hanno abbandonato tutte le comodita' e i beni materiali per darsi a una completa vita ascetica e di contemplazione alla ricerca di se stessi attraverso la religione e la meditazione.
girano tutti i luoghi piu' sacri dell'India, da Tirunnavamalai a Varanasi, da Tirupathi a Rishikesh solo con i vestiti che hanno addosso un bastone e poche altre cose in un sacco. vivono di elemosina e mangiano il cibo che gli viene offerto.
a loro non e' neanche proibito fumare hascish, sono l'unica eccezione. lo fanno per 'scopi spirituali'.
uno di loro, sri Ramana Maharishi ha meditato in silenzio sulla collina di Tirunnavamalai per piu' di vent'anni, in una grotta, dopodiche' e' sceso e con i suoi seguaci ha fondato un ashram.
questo e' un guru molto importante e rispettato anche in tutto il resto dell'India. ha lasciato il suo corpo ( come amano definire la morte gli asceti ) nel 1950.
un ashram e' una comunita' spirituale fondata sul pensiero di un guru che di solito e' anche il fondatore dell'ashram stesso.
in alcuni e' vietata la permanenza agli stranieri ma in altri sono ben accetti per compiere il percorso spirituale o meditativo che l'ashram si pone.
ogni ashram ha dei progammi e delle regole diverse ma il filo comune e' sempre la meditazione e il clima spirituale e un po new age che vi si respira una volta entrati.
il piu' famoso e' quello di sai Baba, quell'ometto coi capelli afro e la tunica arancione che ha tanti seguaci anche in occidente.
c' e' anche quello di Osho a Pune, dove il sesso e' uno dei dogmi per raggiungere la felicita'e la pace interiore.
quest' ultimo molto frequentato dagli occidentali (chissa'perche'..) .
a Rishikesh nel nord dell'India ci sono molti ashram fondati sulla pratica dello yoga.
oggi ho visitato l'ashram di Tiruvannamalai.
e' composto da alcune sale per la meditazione ,da una mensa ,dalle camere degli ospiti e dalle stanze che sri Ramana frequentava egli stesso quando era in vita e dove teneva delle lezioni e dei discorsi ai suoi seguaci.
un posto pieno di pace tranquillo e piacevole.
ho letto il programma del giorno. sveglia alle sei, meditazione, puja, pranzo (naturalmente vegetariano e frugale, tipo riso e dhal) ancora meditazione e ancora puja.
in mezzo a queste attivita' un po' di tempo libero per meditare da soli nella stanza comune. si dorme tutti insieme per terra su delle stuoie.
alcuni occidentali che ho incontrato facevano un periodo di permanenza in questi posti (a Tiru ce n'e' piu'di uno) .
quelli che ho visto erano vestiti 'come degli indiani', le donne con dei sari e gli uomini con pantaloni larghi e colorati e delle camicie abbondanti, con una borsa a tracolla (mai visto un uomo indiano andare in giro vestito cosi!!!) e avevano delle facce abbastanza svanite.
ma quello che non capisco e' come ci si fa ad affidare a un guru (il piu'delle volte sedicente) che si permette di voler insegnare ai suoi discepoli la via giusta da seguire per capire il Se, per guardare dentro la propria anima e raggiungerre la felicita'.
se si aggiunge anche un bel po' di culto della personalita' poi il gioco e' fatto.
a tanti guru, come a sai Baba non dispiace affatto che la propria immagine giri come un santino e che i suoi fedeli si rivolgano alla sua fotografia per pregare.
questo lo trovo abbastanza sbagliato. boh!
ma poi se ci penso anche molta gente da noi in Italia va in giro col santino di Padre Pio nel portafoglio.
forse molto semplicemente e' piu' facile invocare una persona reale, di cui si e'certi della presenza, anche se passata, anziche' alzare gli occhi al cielo e pregare un entita' superiore e invisibile di cui tante volte se ne dubita anche l'esistenza.
non per niente la fede, in qualsiasi religione, e' un mistero, ma anche un grande dono.
comunque questo non toglie nessun valore ai grandi pensatori di una civilta' che e'cosi' lontana dalla nostra e che prima di tutti hanno capito e diffuso il valore della pace e della comunione tra gli uomini, di qualsiasi razza e religione essi siano.
questo credo che deve essere universalmente accettato ma soprattutto compreso e messo in pratica.
per il resto prima di arrivare a Tiruvannamalai mi sono fermato a Tanjavhor, dove ho visto il tempio a mio avviso piu' bello di tutto il Tamil Nadu, il Brihadishvara, detto Big temple.
ho avuto anche una notte e un giorno di mal di pancia e diarrea pesante.
i succhi freschi del juice stall vicino al mio hotel mi hanno salvato la vita, riuscivo a nutrirmi solo di quelli.
a Chidambaram c'e' invece il Nataraja temple, il tempio dello Shiva danzante.
sono riuscito a vedere l'originale di sfuggita in mezzo alla calca che mi spingeva e che reclamava spazio per poter guardare dentro quella porticina dove solo i bramhini possono stare.
poi nel cortile del tempio ho parlato con o di loro, magro ma muscoloso e con gli occhiali piu' spessi, piu' a fondo di bottiglia che avessi mai visto, e coi capelli legati a cipolla sulla testa, come li portano i novizi e gli studenti di sanscrito. un personaggio piuttosto strano ma anche illuminato, che emanava una tranquillita' esagerata
e' stata una bella chiaccherata, abbiamo parlato di religione e mi ha spiegato tante cose interessanti sull'hinduismo.
era una persona serena e sorridente e mi ha trasmesso delle buone sensazioni.
mi ha detto cose che gia' sapevo, anche questo mi ha detto ed era vero.
poi mi ha chiesto un foglio e una penna e mi ha scritto qualche frase messa giu' veloce, in un modo quasi schizzato.
era un po' la conclusione del discorso di prima.
ma ho apprezzato tantissimo quel gesto e mi ha lasciato un bel ricordo davvero.
un posto e' bello se la gente che vi abita e' gentile disponibile e sorridente.
per questo in ogni paese che visito cerco sempre di avere il maggior contatto possibile con la gente del posto, cerco di parlare con loro, di capire come la pensano e per quanto e' possibile cercare di capire il loro punto di vista.
anche se per loro sono un turista di passaggio come tanti altri non mi pongo con quell'aria scettica e superiore con la quale molti trattano i locali.
se non si conosce almeno un po' della cultura e della societa' e non lo si fa parlando con il tipo che ci vende la frutta al mercato, col cameriere che ci porta il conto o al tipo che ci da le indicazioni o con la prima persona che capita, il viaggio...e' stato un viaggio meta'.
quante volte sono stato invitato a bere un te' o a visitare la casa e la famiglia della persona che ho conosciuto per caso? anche se ogni tanto la visita finiva con la richiesta piu' o meno esplicita di soldi per riparare il tetto o per mandare i figli a scuola, ma che importanza ha?
quando la curiosita' finisce allora finisce tutto. non si puo' imparare piu' nulla e questa e' la cosa peggiore che esiste.
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