domenica 14 dicembre 2008
Delhi
il mio viaggio e' quasi finito, ormai tra poche ore ho l'aereo che mi riportera' in un altra dimensione, nel mio paese al mio lago e alle mie montagne.
piu' di una volta mi e'capitato che mi si avvicinasse una persona, un indiano e mi chiedesse sorridendo :' hey good morning, d'you like my India?'
my India.
tutti gli indiani, nonostante tutto sono molto orgogliosi della propria terra, del proprio paese.
l'ho potuto vedere anche ad Amritsar, anzi ad Attari, a trenta chilometri dalla capitale del Punjab dove quattro giorni fa mi trovavo per assistere alla cerimonia di chiusura della frontiera con il Pakistan.
ero seduto su dei gradoni di una tribuna e sotto di me dei militari in alta uniforme sfilavano al passo dell'oca e parecchio impettiti mentre la folla di indiani incitata da un alto parlante rispondeva in coro:' Zindabad!!!' alla voce che diceva :' Hindustan!!' 'viva l'India!!
dall' altra parte del cancello il Pakistan e la stessa cosa ma a parti invertite si ripeteva come in una gara a chi urlava di piu'.
vero clima da stadio, ma nonostante i rapporti non proprio idilliaci tra i due paesi, aggravati recentemente dagli attentati di Bombay, l'atmosfera era tranquilla e festosa.
che strano.
ora sono a Paharganj, vicino alla stazione di New Delhi dove c'e' praticamente l'hub dei turisti che da qui passano, chi appena sceso dall'aereo e sta per iniziare un' avventura, magari di qualche mese e chi come me il viaggio l'ha finito.
forse stasera mi becco con i due ragazzi tedeschi che dovrebbero essere di ritorno da Dharamsala.
ho pensato tante volte durante questo viaggio che l'ultima sera, qui a Delhi mi sarei potuto concedere la birra che non bevo da tre mesi.
una promessa, stupida e senza senso ma mantenuta.
in fondo non mi e'costato neanche tanto ma quei tramonti nel mare da un cuscino per terra con i raggi dell'ultimo sole che mi scaldavano la faccia e illuminavano tutto di una luce dorata con il succo di frutta erano un po'tristi.
e che dire della cena post trekking con i due tipi di Roma, davanti alla mia bisteccazza ( la cena piu'costosa di tutto il viaggio) c'era una triste bottiglia di acqua minerale.
ma adesso me la merito proprio e la dedico solo a me stesso, al mio viaggio e a tutti gli altri viaggi che dovro'affrontare. in tutti i sensi.
venerdì 5 dicembre 2008
Varanasi
erano le cinque emmezza, ancora buio e una strana atmosfera ovattata, con quella nebbiolina tipica dell'inverno indiano che avvolge ogni palazzo e sale dal fiume per inondare il paesaggio con una strana luce e una ancora piu' strana atmosfera.
sono salito lento fino all' Assi ghat mentre piano piano il cielo si schiariva e per tutti iniziava un nuovo giorno con le abluzioni quotidiane, chi immobile con gli occhi chiusi e l'acqua fino alla vita pregava, chi lavava i panni e chi addirittura si lavava i denti.
gia' alle sei la vita lungo il fiume era piena frenesia di gente e di colori e l'alba che da li a poco sarebbe arrivata avrebbe accolto tutti con la sua luce dorata e i caldi raggi ancora deboli del primo sole mattutino.
vicino alla barca sono passati i cadaveri gonfi e in putrefazione di due uomini, o donne, non si capiva perche' erano girati di schiena.
questa e' stata la parte che avrei voluto evitare volentieri ma non ne ho potuto fare a meno.
quello che mi ha colpito, quasi piu' della visione stessa e' stata l'indifferenza del barcaiolo che con un mezzo sorriso mi ha detto :'look right, dead bodies'.
infatti e' cosa comune vedere dei corpi trasportati dalla corrente.
sono quelli delle cinque categorie di persone che per la religione hindu non possono essere cremati: i sadhu, i bambini, i lebbrosi, le donne incinte e le persone morte per il morso di un serpente velenoso.
alcuni vengono legati a un masso e lasciati cadere in mezzo al fiume ma altri vengono semplicemente gettati dentro cosi' come sono.
ringrazio il cielo, e anche Shiva che non mi ha fatto vedere un bambino.
ma poi a debita distanza, un po' piu' lontano dalla riva ho preso la mia bottiglietta e l' ho riempita dell'acqua santa, svuotandola prima del suo contenuto, l'acqua santa, ma questa volta di Lourdes che mia mamma mi aveva cacciato nello zaino prima di partire.
pensandoci anche adesso che scrivo mi fa sorridere sta cosa, pero' mentre facevo lo scambio forse anche bello preso dalla suggestione del momento e dall'atmosfera mi sembrava una cosa molto solenne, ho pure tirato in mezzo il barcaiolo per una mezza cerimonia.
ieri invece ho passeggiato lungo i ghat tutto il giorno, l'unica vera cosa interessante che c'e' da fare a Varanasi, ma direi che basta e avanza.
e' davvero un posto affascinante e si respira quest'aria magica dappertutto.
per gli hindu morire, essere cremati ed avere le proprie ceneri gettate nel Gange significa la fine delle reincarnazioni e il raggiungimento della perfezione dell'anima.
ed e' per questo che a Varanasi vagano derelitti moribondi e sadhu di ogni specie e di ogni parte dell'India e il senso della morte si avverte anche senza avvicinarsi al ghat delle cremazioni.
quest'ultimo d'altra parte e'attivo 24 ore al giorno tutti i giorni ed avviene piu' di una cremazione alla volta.
il defunto viene trasportato su una lettiga di bambu' avvolto in un lenzuolo bianco con dei paramenti colorati e dei fiori che al momento di essere appoggiato sulla pira di legno vengono tolti.
prima viene immerso nel Gange per purificarsi, poi tocca al figlio o a un altro familiare vicino vestito di bianco, il colore del lutto, e con la testa rasata accendere la pira funeraria.
la legna per la cremazione viene accuratamente pesata e scelta per qualita' e quantita' infatti solo la gente delle caste superiori si puo' permettere il sandalo, la legna migliore per questo scopo.
una cremazione media con un buon legno costa 4000 rupie.
a sud della citta' proprio sul fiume c'e' un crematorio elettrico praticamente solo per i poveri, dove per avere il corpo ridotto in cenere bastano 850 rupie.
poi il momento e' molto solenne, considerato che questo e' il loro funerale e' molto strano e diverso il rapporto che gli indiani hanno con la morte.
i familiari assistono da vicino il corpo diventare sempre piu' piccolo sotto la legna mentre un fumo acre misto a cenere e un odore intenso si alza e avvolge tutti intorno, me compreso in quel momento.
poi finisce tutto, il fuoco si spegne piano, viene raccolta la cenere.
la cosa particolare e' che degli uomini l' ultimo osso a bruciare e' lo sterno, perche' in vita hanno fatto fatica e lavoro fisico, per le donne le ossa del bacino, perche' hanno fatto le mamme.
almeno questa e' la spiegazione che mi ha dato un ragazzo di fianco a me che cercava di fare la guida indesiderata per spillarmi qualche rupia.
queste ossa vengono prese ancora roventi con due pezzi di bambu' e gettate nel fiume insieme a parte delle ceneri.
un altre parte spetta ai familiari che le getteranno poi privatamente o decideranno prima di tenerle ancora un po' con loro.
poi ho girovagato ancora per i vicoli strettissimi della citta' vecchia, che formano un vero labirinto dove e' impossibile non perdersi almeno una volta, io praticamente lo facevo sempre ma fa parte del gioco, poi alla fine si chiedeva dove era il Gange che e' davvero l'unico punto di riferimento per ritrovare la strada della stanza.
e'stato strano ma anche molto divertente incontrare parecchia gente che avevo conosciuto lungo il viaggio , magari anche un mese emmezzo prima.
tutti passano da Varanasi.
ho ritrovato un ragazzo portoghese che era in coda con me all'ambasciata indiana di Kathmandu per il visto.
ho rivisto due ragazzi australiani che stanno facendo il giro del mondo.
con loro ho camminato mezza giornata nelle valli nepalesi, il giorno prima di arrivare all' abc.
e ho incontrato anche Steffi e Philip, tedeschi di Monaco, con cui ero a stato al cinema a Calcutta a vedere un masala movie di Bollywood.
domani sera night train per Agra, a questo punto sono proprio curioso di vedere di persona se sto Taj Mahal e' cosi bello per davvero.
venerdì 28 novembre 2008
Pokhara
raggiungere i 4100 metri circa dell Annapurna base camp (abc) e'stato abbastanza impegnativo e anche se non c'era nessuna difficolta' tecnica ogni giorno ho dovuto camminare dalle sei alle otto ore per arrivare in un lodge, non fare la doccia dopo i 2500 metri per il gran freddo che c'era, mangiare un dahl bhat e andare a letto alle otto nel mio caldo saccoapelo preso a noleggio in un trek shop a Pokhara insieme alle bacchette e alla giacca imbottita, tutte cose che per 120 rupie nepalesi al giorno (un euro e trenta) mi hanno piu'che salvato l'esistenza.
ma ne e' valsa davvero la pena perche' i paesaggi che ho visto sono stati fantastici e in un po' di posti penso di essere stato, ma le montagne piu' belle e piu' alte del mondo cosi' da vicino non si possono ne' raccontare ne' spiegare ed e' pure inutile cercare di capire se c'e' un senso, basta farsi incantare da certe cose che sono cosi' belle e ci fanno sentire cosi' piccoli nello stesso tempo.
e io ero perfettamente incantato, passavo da un momento in cui compulsivamente continuavo a scattare fotografie dappertutto a un altro dove ero come in estasi, con la bocca aperta e gli occhi lucidi davanti a un tale spettacolo, quasi insostenibile per i cuori deboli.
perche' una volta arrivati all'abc si e' circondati a 36o gradi dalle vette innevate, e dal Machhapuchhare base camp che si trova 400 metri e un'ora emmezza sotto sono salito due volte per vedere il tramonto e anche l'alba il giorno successivo prima di buttarmi di nuovo sulla via del ritorno ed attraversare foreste di felci e rododendri, valli fredde dove non arriva neanche il sole con un fiume impetuoso e azzurro gelido che scorre in fondo, attraversare decine di ponti sospesi, risaie, paesini autosufficienti a tre giorni di cammino dalla prima strada carrozzabile, cortili di abitazioni dove l'intimita' delle persone che ci abitano si confonde con il passare dei trekkers sempre discreto e rispettoso, come solo chi va in montagna e la rispetta sa cosa
vuol dire.
portatori con pesi impensabili, a volte anche in ciabatte che vivono attraversando i sentieri su e giu' per tutta la vita, carichi come dei muli ma che trovano il tempo per un saluto quando incrociavano il mio cammino.
bambini a piedi scalzi che giocano, che quando passavo facevano come un posto di blocco e intonavano una canzone per chiedere qualche rupia.
namaste'. bye bye.
la vita semplice. no televisione niente cazzate.
purtroppo appena tornato in citta' ho saputo del casino che e' successo a Bombay.
che tristezza e che paura.
al Taj hotel, uno dei piu' lussuosi di tutta l'India c'ero anche stato a bere un caffe', mi ricordo di averlo pagato come due notti di guesthouse del mio budget, ma ero curioso.
ora vedere quelle foto su internet dove una parte del palazzo e' in fiamme mi lascia tanto amaro in bocca e ancora tristezza e paura.
ora mi fermo qualche giorno in in piu' qui prima di tornare in India perche' anche se a Bombay non ci vado devo passare da Varanasi e da Agra, prima di arrivare a Delhi per pigliare l'aereo, e adesso non mi va'.
adesso che e' quasi finito voglio pensare al mio viaggio, e mi rendo conto di aver fatto qualcosa di importante per me stesso, qualcosa a cui tenevo, che volevo.
mi sono accorto in un attimo quando ero all'abc, tra tutte le cose che mi venivano in mente e sparivano in un attimo, come in un caleidoscopio di emozioni pensieri sensazioni.
pensavo all'India.
pensavo all'Italia. pensavo che due mesi prima ero a Cape Comorin, nel punto piu' meridionale del subcontinente, al caldo tropicale.
e lo pensavo con i piedi sulla neve dell'Himalaya.
via terra, come piace a me.
pensavo che ho fatto qualcosa che mi ha dato troppo per quello che ci ho messo e non parlo di tempo.
e me lo ricordero' per forza per tutta la vita.
per forza.
mercoledì 19 novembre 2008
Pokhara
un impiegato scazzato al massimo mi ha allungato il passaporto con il mio bel visto appiccicato sopra.
tre mesi entrata singola, come quello che mi hanno dato in Italia.
non importa la durata perche' tanto mi serve solo per rientrare in India ai primi di dicembre e trascorrere le ultime due settimane di viaggio prima di arrivare a Delhi e pigliare l'aereo.
in questa settimana di attesa ho girato tutta Kathmandu e ormai i negozianti vicino alla mia guesthouse mi conoscevano per nome e mi salutavano affettuosamente tutte le trecento volte che passavo davanti alla loro bottega.
la citta'e'molto bella ma il quartiere di Thamel, proprio in mezzo alla parte storica, e'completamente dedicato ai turisti con un sacco di alberghetti, agenzie che organizzano qualsiasi spedizione tipo montagna, rafting, voli panoramici in ultra leggero sull Himalaya e molto altro, trekking shops con vendita e noleggio di tutta l'attrezzatura possibile, librerie bellissime dove ho passato ore a sfogliare volumi fotografici sulle montagne, ristoranti che pretendevano di essere italiani, risoranti tibetani con l'immancabile foto del Dalai Lama appesa alla parete, gente losca che al mio passaggio mi sussurrava 'hash, good nepali grass!!' e tutto il resto che puo' far sentire a suo agio il turista europeo o americano lontano da casa.
naturalmente questa parte di citta' era terribile, ma appena usciti per le minuscole viette della parte storica iniziava la sorpresa vera.
cortili che si aprivano improvvisamente dove all'interno sembrava di essere in un paesino, con uno stupa in mezzo alla piazza e tutte le case tipiche intorno con le botteghe minuscole di ogni genere a piano terra e tanto altro.
a sud, seguendo questo dedalo di viuzze si apre la maestosa Durbar square, la piazza dei palazzi, con i suoi edifici tipici della cultura Newari, i templi con i tetti sovrapposti e le fini sculture di legno sulle colonne o sotto i tetti.
dalla Durbar square parte la celebre, almeno una volta, Freak street, la strada che gli hippy avevano colonizzato negli anni'60 e '70.
ora appare come una via un po'piu'spaziosa delle altre attorno con qualche guesthouse e ristorante, dove qualche turista nostalgico preferisce restare al posto della piu'inflazionata e chiassosa Thamel.
oltre Kathmandu si apre una valle con tantissimi posti interessanti da visitare.
sono stato allo stupa budhista di Bodhnath, appena fuori citta' in un quartiere piu'tranquillo e silenzioso.
e'probabilmente il piu'grande insediamento tibetano dopo la sede del governo in esilio a Dharamsala, in India.
lo stupa e' davvero enorme e dall 'alto gli occhi buddhisti guardano la piazza circolare che lo ospita in tutte e quattro le direzioni.
bandierine colorate con le preghiere partono dalla cima del tempio e arrivano alla sua base, dove i fedeli ma anche tanta gente comune compie il giro del tempio , sempre in senso orario, facendo girare le ruote con i mantra delle preghiere.
moltissimi monaci in giro, in uscita dai vari monasteri vicini impegnait a fare la spesa o semplicemente a fare una passeggiata.
un 'atmosfera veramente serena che mi ha fatto venire una gran voglia di visitare il Tibet.
ora non e'tanto il momento vista la situazione politica attuale e inoltre il governo cinese rilascia i visti col contagocce.
chissa se riusciro'ad andarci prma o poi..
a piedi da Bodhnath sono arrivato in mezzora al tempio hindu shivita di Pashupatinath.
famoso perche'ogni giorno a rotazione avvengono delle cremazioni e molto riconosciuto tanto che i fedeli vi arrivano da ogni parte dell'India, anche per aspettare di morire, come nella citta' sacra di Varanasi.
ora sono qui a Pokhara, dove innanztutto fa caldino e non si gela come a Kathmandu e poi posso vedere le montagne veramente da vicino.
dalla mia finestra ho assistito al tramonto sul gruppo dell'Annapurna, tutte cime che superano i settemila.
ma il bello deve ancora venire.
domani mattina parto per un trek che se tuttto va bene mi portera' fino al campobase dell'Annapurna, in un anfiteatro di cime tutto attorno, a piu' di quattromila metri di quota.
naturalmente ho affittato tutta l'attrezzatura come saccoapelo pesante giacca e bacchette per camminare.
partenza domattina alle sette.
lunedì 10 novembre 2008
Kathmandu
ancora spaesato e stanco per il lungo viaggio prima in treno da Calcutta fino al confine di Birganj
e poi in bus dal border a Kathmandu.
purtroppo il Bihar come l' Andra Pradesh l'ho visto solo dal finestrino ma come mi sono presto accorto tre mesi non sono niente per vedere l'India e ho dovuto per forza scegliere dei posti da vedere e altri no.
all'inizio volevo spezzare il viaggio a meta' fermandomi a dormire e riposare al confine ma Birganj era talmente un posto assurdo che ho deciso di farmi spingere sul primo bus diretto alla capitale del Nepal.
qua che dire, prima di tutto fa freschino e la sera e' da felpetta, siamo a 1300 metri, e poi a colpo d'occhio e' veramente un altro mondo rispetto all'India, diversa la gente, dai lineamenti asiatici, ma soprattutto diverso il paesaggio.
gia dal bus ho potuto vedere il primo settemila, il Langtang, che svettava molti chilometri dietro alle colline con le sue nevi perenni.
mi sono venuti un po'i brividi.
comunque la prima cosa che devo fare domani mattina e'andare all'ambasciata indiana e richiedere il visto per potere entrare di nuovo in India, ci vorra'una settimana cosi' intanto esploro bene la citta'e i paesi intorno della valle che devono essere altamente spettacolari.
a Calcutta ho passato dei giorni decisamente piacevoli girovagando per la citta' a piedi e in metro'
e conoscendo alcuni ragazzi che erano in vacanza da un lungo periodo di volontariato nel Bihar.
non mi e'sembrato quel delirio che tutti quelli che ho incontrato mi avevano descritto, forse anche perche'quasi due mesi di India mi hanno fatto un po' il pelo.
certo, e'una metropli impressionante, di 15 milioni di abitanti e come tutte le metropoli asiatiche c'e' una grande parte di abitanti che vive al limite della fame in condizioni piu'che precarie.
questi sono soprattutto i contadini che lasciano le campagne del West Bengal dell'Orissa e del Bihar per cercare fortuna nella citta' ma poi si trovano sul marciapiede a dormire.
ma il centro della citta' mi e'sembrato molto moderno e con una voglia di apparire il piu'occidentale possibile.
tante coppiette di giovani in jeans mano nella mano, cosa che nella piu' conservatrice ( e piu' mostrusa incasinata e assurda) Bombay e'difficile da vedere.
uno dei motivi principali del mio viaggio era quello di andare alla Casa madre delle Missionarie della Carita' per rendere omaggio alla tomba di quella donnina cosi' piccola e minuta ma cosi' straordinaria che e'stata Madre Teresa.
e' stato un momento molto commovente. la sua tomba e' molto semplice, un blocco di marmo bianco con una scritta una collana di fiori e una candela accesa.
lunedì 3 novembre 2008
Puri
sono arrivato talmente stanco che mi sono affidato al primo guidatore di ciclorickshaw che ho trovato alla stazione e gli ho detto 'portami nel primo albergo che al massimo costi 300 rupie e non troppo lontano da qui, ok?'.
cosi ' il tipo pedalava e quando e' sceso perche' c' era un po' di salita e ha dovuto spingere a braccia mi sono vergognato come un ladro, lui intanto mi diceva fiero che erano quarantadue anni che si faceva il culo in quel modo li.
alla fine delle 20 rupie che mi ha chiesto (naturalmente previo accordo iniziale senno' l'inchiappettata e' la regola) gliene ho date 50 e lui tutto contento mi ha benedetto appoggiandomi la banconota sulla testa facendomi sentire stronzo due volte in dieci minuti.
e' piu' forte di me e ogni volta cerco di evitare i rickshaw a pedali ma devo pensare che quello e' il loro lavoro che svolgono dignitosamente e sono gia' molto fortunati a poterlo fare e se non pedalano non portano a casa i soldi per comprare il riso e mantenere la famiglia.
e poi onestamente mi sembrano piu'contenti e meno frustrati di molta gente che da noi si mette
la camicia e va a farsi otto ore in ufficio.
a Chennai non e' succeso niente di particolarmente interessante tranne che ho parlato per almeno venti minuti con una tipa e poi le ho chiesto di dove fosse e lei mica mi dice Italia?
scusa e allora parliamo in italiano che facciamo prima no?
comunque colpa sua perche'aveva un accento inglese impeccabile, pensavo fosse madrelingua.
sicuramente lei pensava che fossi spagnolo o francese che quando parlano in inglese assomigliano parecchio agli italiani perche' naturalmente la mia pronuncia non e' altrettanto precisa.
questa ragazza era una studiosa di sanscrito che lavora all' universita' di Chennai traducendo dei testi.
il sanscrito e' l'hindi antico, piu' o meno come il latino e l' italiano, e secondo me deve essere qualcosa di veramente difficile da imparare.
da Bhubaneswar il giorno dopo sono venuto a Puri.
Puri e' una cittadina sul golfo del Bengala, con una bella spiaggia se non fosse che il mio albergo e' vicino a quella baraccopoli che chiamano fishermen village e i suoi abitanti praticano quello sport abbastanza diffuso sulle zone costiere dell' India che e' il 'beach shitting'.
inoltre qui sembrano essere i campioni.
comunque e' un posto affascinante e una delle quattro citta' piu' sacre per i pellegrini hindu che arrivano a frotte da ogni parte per visitare il bellissimo tempio di Jagannat Mandir.
e' inoltre un luogo di villeggiatura per i bengalesi, infatti Calcutta e' poche ore piu' a nord ed e' pieno di alberghetti e residenze per turisti indiani.
si respira un' aria abbastanza mistica e rilassata e i ritmi sono mooolto lenti.
inoltre non c'e' quel casino di gente e di traffico che c'era nel Tamil Nadu, e si puo' perfino camminare in strada senza il rischio di essere investiti da un mezzo ogni due minuti.
L'Orissa insieme al Bihar e' uno degli stati piu' poveri di tutta l'India e solo in pochi si possono permettere un motorino o addiritura una macchina.
al di fuori delle citta' la gente vive in capanne senza luce ne' acqua e come se non bastasse questo stato subisce quasi ogni anno delle inondazioni catastrofiche che arrivano puntuali con il monsone.
detto questo e' importante che almeno i turisti occidentali arrivino qua e non si lascino condizionare dal fatto che qualche mese fa degli integralisti hindu hanno bruciato vivi due cristiani perpetrando un conflitto che tra alti e bassi sono anni che va va avanti.
questo e' il messaggio che voleva rivolgere al mondo tramite me ambasciatore un negoziante di souvenir kashmiro che si lamentava per la scarsa affluenza di visi pallidi quest'anno.
io gli ho anche spiegato che in Italia, ma praticamente ovunque, c'e' una crisi economica pazzesca e di soldi ce ne'piu'.
forse e' piu' questo il motivo dei pochi turisti.
lui annuiva guardandomi con sguardo grave e dicendo 'ooooh!!'
ho anche scoperto che a Puri c'e' una piccola comunita' di Hare Krishna fondata da un guru italiano, che ho conosciuto e che in cinque minuti ha tentato di convertirmi al suo pensiero.
era una persona interessante e piena di argomenti, con quell'aria da santone che gli calzava bene, ma che in qualsiasi altra parte del mondo probabilmente sarebbe stata fuori luogo.
17 anni che sta in India senza mai piu' essere tornato in Italia.
ho affittato una moto e sono andato a vedere il famoso Sun temple di Konark.
mi ero promesso di non guidare mai nessun mezzo a motore in India, che si rischia la vita, ma qui e' talmente tranquillo che mi sono fidato, e ho fatto bene.
la strada costiera da Puri a Konark e' una figata assoluta, 40 chilometri attraverso risaie e paesini e ogni tanto mi fermavo a vedere qualcosa o a scattare una foto.
il tempio invece se e' possibile e' qualcosa di ancora piu' fantastico.
rappresenta il carro del dio sole ( Surya ) e alla sua base sono scolpite 24 ruote che simboleggiano le ore del giorno.
e' scolpito con una finezza e una ricchezza di particolari impressionanti. scene di vita quotidiana e anche alcune scene erotiche.
il giorno dopo ho partecipato a una escursione organizzata, cosa che non faccio mai, ma ne valeva la pena perche ho visto un sacco di cose spendendo pochissimo, e da solo non sarei mai riuscito a fare tutto in un giorno.
sul bus erano cinquanta indiani casinisti allegramente in gita e un italiano un po' spaesato.
ho conosciuto un ragazzino che mi ha fatto da interprete, che avevamo anche la guida in hindi, ed e' stata una giornata lunga e intensa ma anche molto interessante.
molto bello il tempio Lingaraj di Bhubaneswar, con quell' architettura tipica dei templi dell'Orissa che e' cosi' unica e originale.
per il resto giretti in bicicletta, spiaggia, tante chiacchere con altri turisti e con gente locale, il proprietario del mio albergo che mi cazzia puntualmente perche' non mangio mai nel suo ristorante, la venditrice di banane ambulante che da quando sa che sono italiano appena mi vede si mette a urlare 'ciao bella banana!!' e io che puntualmente rido di bestia e la visita alla missione di Ramakrishna, il padre dei grandi pensatori indiani, il maestro di Vivekananda.
ho anche acquistato nella biblioteca dell'ashram un libro a fumetti molto bello con la storia del guru filosofo che era talmente avanti da predicare gia' nell' '800 che la religione e' una sola e Dio lo dobbiamo cercare dentro di noi volendoci bene e facendo del bene.
insomma quello che nel 2000 pensano quasi tutti quelli che non vanno in chiesa ma che non dicono di essere atei. one love.
lunedì 27 ottobre 2008
Mamallapuram
e poi oggi e' festa grande in tutta l' India, il Diwali, la festa delle luci.
e' una festa religiosa ma soprattutto per i piu' piccoli e' come il nostro capodanno, sono tre giorni che dalla mattina alla sera ci sono botti razzi ed esplosioni dappertutto e oltre che alle cacche delle vacche mo' camminando per la strada bisogna stare attenti che un petardo non ti scoppi tra i piedi.
questo paesino mi e'piaciuto subito, a due ore da Chennai, quindi abbastanza frequentato anche dai turisti indiani, e' una piacevole localita'sul mare, tranquilla e rilassata.
c'e' un bel tempio sulla spiaggia, lo Shore temple dichiarato patrimonio dell'umanita dall'Unesco e sculture rupestri ovunque, soprattutto nei massi sulle colline alle spalle del paese.
molto interessanti sono i Five Rathas, i cinque carri, ricavati scolpendo per ognuno un solo blocco di pietra enorme ed impressionanti proprio per questo.
se si considera il lavoro che c'e' voluto per realizzare queste opere non si puo' che rimanere a bocca aperta. vicino a un carro c'e' anche un elefante scolpito a grandezza naturale che si ritiene uno dei migliori manufatti di questo tipo di tutta l'India.
anche adesso si sente il rumore degli scalpelli risuonare ovunque, in ogni stradina c'e'piu'di una bottega dove abili artigiani portano avanti questa antica tradizione dall'epoca dei loro predecessori Pallava.
le sculture di Mamallapuram sono molto famose e ricercate e vengono esportate addirittura in tutto il mondo.
e'pieno di negozietti e di venditori insistenti che mi chiamano a vedere le loro opere ' just looking, is for free', ma se poi compro anche sono piu'contenti.
per il resto tra un chay e l'altro ho girato a piedi un po' dappertutto e ho fatto qualche passeggiata sulla spiaggia.
mi sono fatto spiegare i disastri che ha fatto lo tsunami da un ragazzo che quella mattina del 26 dicembre alle 8:45 era proprio in acqua a fare il bagno.
impressionante.
ha detto che a un certo punto il mare che era liscio come uno specchio ha iniziato a incresparsi e poi a diventare mosso. il cielo era blu e non c'era un alito di vento.
poi abbastanza velocemente, a vista d'occhio si e'ritirato di un chilometro scoprendo il fondo marino, barche affondate, conchiglie enormi cose che nessuno aveva mai visto.
mi ha detto che tutti sapevano gia'che si trattava di un onda anomala, non era la prima volta e l'allarme di scappare lontano dal mare e' stato dato velocemente e tutti hanno abbandonato il paese.
purtroppo nonostante questo una donna e un bambino sono morti e l'onda tornando avanti piu' incazzata che mai ha distrutto le capanne dei pescatori e trascinato via le loro barche.
per una settimana il paese, che praticamente si trova al livello del mare e' stato allagato di fango e detriti, poi piano piano si e' ritirato e hanno iniziato a ricostruire tutto quello che era andato perso e a fare la conta dei danni.
questo se si pensa che qui in effetti l'onda non ha colpito con la sua massima potenza, come ad esempio in Indonesia o in Sri lanka e'spaventoso.
lunedì 20 ottobre 2008
Tiruvannamalai
il tempio della citta' e'dedicato ad Arunachalesvar, un'espressione di Shiva legata al fuoco e al suo sacro lingam (il pisello) .
e'uno dei piu'grandi dell'India (il tempio) .
ha nove gopuram finemente scolpiti ma lasciati bianchi. sono potuto entrare anche nel cuore del tempio, mi sono messo in coda insieme ai fedeli che rendevano omaggio al loro dio e quando e' toccato a me sono entrato in una saletta con i muri di roccia spessi e levigati, che trasudavano.
un odore d'incenso dolcissimo ma troppo forte e un caldo insopportabile.
sembrava quasi di essere in una sauna.
istantaneamente ho bagnato la maglietta di sudore e mi e' venuta la nausea e mentre pensavo 'ok sono entrato, sono riuscito, ho visto e adesso esco' il bramhino mi ha fermato e ha chiesto il mio nome, poi quello dei miei familiari.
e mi ha detto di sedermi per terra
stava recitando una puja per me e io intanto mi chiedevo come facesse a non collassare li dentro con quel caldo.
prima di uscire mi sono fatto segnare con l'incenso sulla fronte, cosa che mi hanno chiesto quasi in ogni tempio ed ho sempre rifiutato, ma li non so perche' ci stava.
e' stata una bella sensazione partecipare cosi' attivamente al rito di un altra religione.
...un'altra cosa importante e' che la religione hindu non si puo' adottare come propria se non si e' nati da genitori hindu.
fuori dal tempio tantissimi sadhu che chiedono la carita' e qualche rupia per farsi fotografare.
in effetti sono molto pittoreschi..fanno molto India.
ma la loro e'una missione seria e importante. questi strani personaggi hanno abbandonato tutte le comodita' e i beni materiali per darsi a una completa vita ascetica e di contemplazione alla ricerca di se stessi attraverso la religione e la meditazione.
girano tutti i luoghi piu' sacri dell'India, da Tirunnavamalai a Varanasi, da Tirupathi a Rishikesh solo con i vestiti che hanno addosso un bastone e poche altre cose in un sacco. vivono di elemosina e mangiano il cibo che gli viene offerto.
a loro non e' neanche proibito fumare hascish, sono l'unica eccezione. lo fanno per 'scopi spirituali'.
uno di loro, sri Ramana Maharishi ha meditato in silenzio sulla collina di Tirunnavamalai per piu' di vent'anni, in una grotta, dopodiche' e' sceso e con i suoi seguaci ha fondato un ashram.
questo e' un guru molto importante e rispettato anche in tutto il resto dell'India. ha lasciato il suo corpo ( come amano definire la morte gli asceti ) nel 1950.
un ashram e' una comunita' spirituale fondata sul pensiero di un guru che di solito e' anche il fondatore dell'ashram stesso.
in alcuni e' vietata la permanenza agli stranieri ma in altri sono ben accetti per compiere il percorso spirituale o meditativo che l'ashram si pone.
ogni ashram ha dei progammi e delle regole diverse ma il filo comune e' sempre la meditazione e il clima spirituale e un po new age che vi si respira una volta entrati.
il piu' famoso e' quello di sai Baba, quell'ometto coi capelli afro e la tunica arancione che ha tanti seguaci anche in occidente.
c' e' anche quello di Osho a Pune, dove il sesso e' uno dei dogmi per raggiungere la felicita'e la pace interiore.
quest' ultimo molto frequentato dagli occidentali (chissa'perche'..) .
a Rishikesh nel nord dell'India ci sono molti ashram fondati sulla pratica dello yoga.
oggi ho visitato l'ashram di Tiruvannamalai.
e' composto da alcune sale per la meditazione ,da una mensa ,dalle camere degli ospiti e dalle stanze che sri Ramana frequentava egli stesso quando era in vita e dove teneva delle lezioni e dei discorsi ai suoi seguaci.
un posto pieno di pace tranquillo e piacevole.
ho letto il programma del giorno. sveglia alle sei, meditazione, puja, pranzo (naturalmente vegetariano e frugale, tipo riso e dhal) ancora meditazione e ancora puja.
in mezzo a queste attivita' un po' di tempo libero per meditare da soli nella stanza comune. si dorme tutti insieme per terra su delle stuoie.
alcuni occidentali che ho incontrato facevano un periodo di permanenza in questi posti (a Tiru ce n'e' piu'di uno) .
quelli che ho visto erano vestiti 'come degli indiani', le donne con dei sari e gli uomini con pantaloni larghi e colorati e delle camicie abbondanti, con una borsa a tracolla (mai visto un uomo indiano andare in giro vestito cosi!!!) e avevano delle facce abbastanza svanite.
ma quello che non capisco e' come ci si fa ad affidare a un guru (il piu'delle volte sedicente) che si permette di voler insegnare ai suoi discepoli la via giusta da seguire per capire il Se, per guardare dentro la propria anima e raggiungerre la felicita'.
se si aggiunge anche un bel po' di culto della personalita' poi il gioco e' fatto.
a tanti guru, come a sai Baba non dispiace affatto che la propria immagine giri come un santino e che i suoi fedeli si rivolgano alla sua fotografia per pregare.
questo lo trovo abbastanza sbagliato. boh!
ma poi se ci penso anche molta gente da noi in Italia va in giro col santino di Padre Pio nel portafoglio.
forse molto semplicemente e' piu' facile invocare una persona reale, di cui si e'certi della presenza, anche se passata, anziche' alzare gli occhi al cielo e pregare un entita' superiore e invisibile di cui tante volte se ne dubita anche l'esistenza.
non per niente la fede, in qualsiasi religione, e' un mistero, ma anche un grande dono.
comunque questo non toglie nessun valore ai grandi pensatori di una civilta' che e'cosi' lontana dalla nostra e che prima di tutti hanno capito e diffuso il valore della pace e della comunione tra gli uomini, di qualsiasi razza e religione essi siano.
questo credo che deve essere universalmente accettato ma soprattutto compreso e messo in pratica.
per il resto prima di arrivare a Tiruvannamalai mi sono fermato a Tanjavhor, dove ho visto il tempio a mio avviso piu' bello di tutto il Tamil Nadu, il Brihadishvara, detto Big temple.
ho avuto anche una notte e un giorno di mal di pancia e diarrea pesante.
i succhi freschi del juice stall vicino al mio hotel mi hanno salvato la vita, riuscivo a nutrirmi solo di quelli.
a Chidambaram c'e' invece il Nataraja temple, il tempio dello Shiva danzante.
sono riuscito a vedere l'originale di sfuggita in mezzo alla calca che mi spingeva e che reclamava spazio per poter guardare dentro quella porticina dove solo i bramhini possono stare.
poi nel cortile del tempio ho parlato con o di loro, magro ma muscoloso e con gli occhiali piu' spessi, piu' a fondo di bottiglia che avessi mai visto, e coi capelli legati a cipolla sulla testa, come li portano i novizi e gli studenti di sanscrito. un personaggio piuttosto strano ma anche illuminato, che emanava una tranquillita' esagerata
e' stata una bella chiaccherata, abbiamo parlato di religione e mi ha spiegato tante cose interessanti sull'hinduismo.
era una persona serena e sorridente e mi ha trasmesso delle buone sensazioni.
mi ha detto cose che gia' sapevo, anche questo mi ha detto ed era vero.
poi mi ha chiesto un foglio e una penna e mi ha scritto qualche frase messa giu' veloce, in un modo quasi schizzato.
era un po' la conclusione del discorso di prima.
ma ho apprezzato tantissimo quel gesto e mi ha lasciato un bel ricordo davvero.
un posto e' bello se la gente che vi abita e' gentile disponibile e sorridente.
per questo in ogni paese che visito cerco sempre di avere il maggior contatto possibile con la gente del posto, cerco di parlare con loro, di capire come la pensano e per quanto e' possibile cercare di capire il loro punto di vista.
anche se per loro sono un turista di passaggio come tanti altri non mi pongo con quell'aria scettica e superiore con la quale molti trattano i locali.
se non si conosce almeno un po' della cultura e della societa' e non lo si fa parlando con il tipo che ci vende la frutta al mercato, col cameriere che ci porta il conto o al tipo che ci da le indicazioni o con la prima persona che capita, il viaggio...e' stato un viaggio meta'.
quante volte sono stato invitato a bere un te' o a visitare la casa e la famiglia della persona che ho conosciuto per caso? anche se ogni tanto la visita finiva con la richiesta piu' o meno esplicita di soldi per riparare il tetto o per mandare i figli a scuola, ma che importanza ha?
quando la curiosita' finisce allora finisce tutto. non si puo' imparare piu' nulla e questa e' la cosa peggiore che esiste.
martedì 14 ottobre 2008
Tiruchchirappalli ( Trichy )
Tamil Nadu, terra dei tamil e delle' citta con i templi piu' belli dell'India meridionale. questa e' forse la parte piu'culturale e piu' mistica del mio viaggio.
i templi sono vissuti, non sono semplicemete delle rovine o dei monumenti antichi ma all'interno di essi si puo' assistere alle puja che fanno i fedeli hindu offrendo collane di fiori freschi, cesti con banane e cocco e incenso alle loro divinita'.
io sono particolarmente appassionato di templi e di edifici religiosi in generale. mi piace la ricchezza artistica e lo sfarzo delle chiese cattoliche, la semplice maestosita' delle moschee e l'originalita' dei templi e delle pagode buddiste, ma quelli hindu sono sicuramente i piu'curiosi e particolari. i luoghi di culto piu'strani e piu' lontani dalla nostra immaginazione.
forse anche perche' noi occidentali abbiamo talmente impressa una logica monoteistica che vedere il calderone di divinita'hindu e'gia'di per se una cosa che spiazza parecchio.
inoltre per i templi piu' recenti o piccoli la linea che divide l'opera d'arte dalla pacchianata kitsch e' veramente molto sottile. lucine a intermittenza e improbabili statue di plastica colorata. ma e' bello anche per questo.
questi dell'India del sud di ispirazione dravidica sono speciali con la loro geometria di mura concentriche e portali sovrastati da alti gopuram carichi di statue di divinita' per accedervi all'interno.
mi piace tantissimo camminarci dentro a piedi scalzi ,tra le varie salette scure, scoprire un altarino nascosto o una statua di sasso diventata nera e lucida dopo centinaia di anni di incenso e di manate.
l'atmosfera e' molto solenne ma nello stesso tempo allegra, come dire, c'e' tantissimo rispetto e venerazione ma manca quell'aria di punizione e austerita' che si respira nelle nostre chiese.
mi sono fermato a madurai un paio di giorni per visitare lo sri Meenakshi temple ma purtroppo i gopuram erano coperti perche' in fase di restauro e cosi' mi sono perso gran parte della bellezza per cui questo tempio e'cosi famoso.
all'interno era affollato di fedeli ma per i non hindu come nella maggior parte delle volte era proibito entrare nel cuore vero e proprio della struttura dove e' conseravata la statua della dea Meenakshi.
comunque la visita mi ha portato via mezza giornata senza che me ne accorgessi. come quando entro in una libreria e comincio a sfogliare i libri e poi esco e sono passate due ore..ma come?
mi ha portato al mercato all'aperto dei fiori, bellissimo anche perche' aveva appena smesso di piovere e i fiori erano ammucchiati ovunque e divisi per colore dentro dei sacchi.
le stradine tra un bancone e l'altro dove erano esposti erano di terra battuta che si era trasformata in dieci centimetri di palta e fango, ma in quel momento filtravano dei raggi di sole che illuminavano i fiori colorati e coperti di gocce d'acqua effetto rugiada.
il contrasto tra lo sporco che era ovunque e la pura bellezza dei fiori, perche' poche cose in natura sono piu'belle e sfuggenti di un fiore fresco, era quasi insostenibile.
un uomo con i piedi nudi nel fango e vestito di stracci con un cesto enorme pieno di gelsomini bianchi e profumati.
sono stato a visitare anche il museo di Gandhi. molto bello.
testimonianza di cio'che gli indiani hanno fatto per due secoli ma soprattutto con la non violenza per ottenere l'indipendenza dagli inglesi.
c'erano tante foto e manoscritti originali del mahatma e anche il dothi che indossava quando fu assassinato. ancora sporco di sangue
ora sono a Trichy ma conto di restarci ancora un giorno perche' non mi piace tanto come posto e poi ho gia'visitato i due templi principali.
il Rock fort temple si trova sulla cima di una roccia enorme nel centro della citta' e per salirci bisogna fare piu'di quattrocento gradini, ma la vista poi ripaga alla grande lo sforzo fatto.
si vede dall'alto tutta la citta'di case bianche e azzurre col tetto piatto e ogni tanto qualche gopuram di un tempio che svetta dal verde in lontananza.
per vedere lo sri Rangam temple che si trova fuori citta'ho preso un bus locale dalla stazione vicina a mio albergo e dopo mezzora ci sono arrivato.
uno dei templi piu' grandi di tutta l'India e dedicato a Vishnu.
tra le migliaia di divinita' che la religione hindu riconosce e venera le tre piu'imporatanti sono Bramha il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva il distruttore.
questa e' la Trimurti.
percio' se in un tempio Hindu c'e' un mandapam (sala coperta che di solito presenta delle colonne scolpite) con un toro significa che e'dedicato a Shiva.
Ganesh, figlio di Shiva, il dio con la testa d'elefante e con una zanna spezzata ( che ha usato per scrivere uno degli antichi poemi epici hindu e che mi sta simpatico perche' porta fortuna e aiuta a rimuovere gli ostacoli ) si muove con un topo, mentre il veicolo di Vishnu e' un' aquila. Hanuman e' il dio mezzo uomo e mezzo scimmia.
la bella e sensuale Parvati e' la moglie di Shiva, Lakshmi quella di Vishnu'.
tutte queste divinita' possono apparire con la loro immagine usuale o reincarnarsi in altre forme piu' o meno buone o malvagie.
per esempio lo Shiva danzante in mezzo a un cerchio di fuoco si chiama Nataraja.
cmq il tempio di Trichy e' formato da sette cerchie murarie ognuna con un gopuram al portale di accesso, ma l'ultima cerchia, quella al centro che custodisce la statua sacra e sormontata da una cupola d'oro e' inaccessibile agli stranieri.
una 'guida' mi ha chiesto 10 rupie e mi ha portato attraverso una scaletta interna al tetto, dal quale si poteva ammirare una bellissima vista del tempio.
peccato che il cielo era carico di nuvoloni infatti la stagione dei monsoni in Tamil Nadu si protrae fino alla fine di novembre.
niente di male, si tratta di qulche spruzzo di pioggia che rinfresca e non nuoce e il cielo coperto mantiene la temperatura di qualche grado piu' bassa.
venerdì 10 ottobre 2008
Kanyakumari ( Cape Comorin )
basta prendere la cartina dell'India e andare giu' fino in fondo, a sud fin che si puo' dove le acque del mare arabico e del mare del bengala si fondono con l'oceano indiano.
e'un paese molto suggestivo non solo per la posizione geografica ma anche perche e' qui che le ceneri di Gandhi furono conservate per qualche tempo per poi essere gettate nel mare, e' questo il paese dove il famoso monaco errante indiano Vivekananda ha vissuto e meditato per qualche tempo.
a lui e'dedicato un monumento commemorativo su un isola a qualche centinaia di metri dalla costa.
inoltre c'e'un tempio molto bello dedicato alla dea Kumari dove per entrare oltre che le scarpe agli uomini e'richiesto di togliersi anche la camicia, usanza insolita questa.
per tutte queste ragioni i pellegrini e i turisti indiani che arrivano fino a qui sono tantissimi ed e'pieno di lodge fin troppo spartani e ristorantini pure veg, dove si mangia benissimo.
ho fatto l'errore di prendere una stanza troppo vicino all'ingresso del tempio e questa mattina alle quattro emmezza (!!) sono stato svegliato da una lagna formato mantra religiosi ma che a me sembravano dei veri e propri lamenti.
il volume era pure altissimo, le casse erano tipo quelle del leoncavallo. emormi impolverate e mezze scassate. tutto questo fuori dal tempio mentre la gente continuava ad andare e venire e le donne preparavano abilmente le collane con i gelsomini freschi da portare in offerta alla dea.
prima di arrivare qui sono stato una settimana a Varkala beach, in Kerala.
sono stati dei giorni piacevoli e rilassanti dove mi sono preso una vera e propria vacanza dal mio viaggio e ho conosciuto parecchia gente.
per andare in spiaggia a Varkala bisogna fare dei ripidi gradini che scendono dal cliff sul quale c'e'una striscia ininterrotta di guesthouse e localini di quelli con i cuscini per terra e musica chill out sottofondo.
e'il primo posto molto turistico in cui mi sono fermato ma per fortuna la gente che ci arriva e'ancora della categoria zaino in spalla, niente viaggi organizzati o comitive di americani con i pantaloni corti e le calze al ginocchio.
cio' da a questo posto un' aria leggermente easy ma quanto basta.
mi sono concesso un massaggio ayurvedico con degli oli alle erbe ed e'stata un' esperienza veramente unica. non potevo uscire dal Kerala dove questa antichissima medicina ha avuto origine senza provarlo.
due persone molto divertenti e con cui ho passato dei bei momenti. tante risate con il loro strano accento inglese e ho pure insegnato a Saja frasi in italiano per accalappiare i turisti (ma lui puntava piu' alle turiste) del tipo : 'hei bella vieni nel mio negozio che c' ho la musica giusta'...ma anche altre irripetibili.
all'ora del tramonto il sole che si tuffava nel mare dava all'ambiente dei colori suggestivi e la scogliera si accendeva di un rosso fuoco. dei tramonti bellissimi.
un bel posticino, peccato esserci stato dassolo, avrei preferito essere con qualcuno che conosco per condividere i bei giorni che ho passato.
vabbe'..ma non e'detto che non ci ritornero' prima o poi.
venerdì 3 ottobre 2008
Allepey
tornando da Munnar mi sono fermato un giorno a Kottayam per prendere la mattina successiva la barca pubblica fino ad Allepey e dare cosi'una prima occhiata alle acque interne.
la barca c'ha messo tre ore per fare poco piu'di venti chilometri e per tutto il viaggio sono stato assillato da un regazzino che mi tempestava di domande, anche simpatico oddio, pero'non la finiva piu'e io che volevo godermi anche il paesaggio non sapevo piu'come dirglielo.
alla fine si e'addormentato su una panca di legno nonostante il casino della barca.
ad Allepey mi sono messo d'accordo con un barcaiolo per una gita di tre ore sulla sua canoa a remi in modo da attraversare anche i canali piu' stretti e in tranquillita'.
le bacwaters, come suggerisce il nome, sono un sistema di lagune interne collegate da una fittissima rete di canali con degli appezzamenti di terra bonificati
circondati da un paesaggio tropicale di piante di banane e di cocco e risaie.
passandoci attraverso con la barca, lunga e stretta, si puo'vedere la vita rurale e un po'fuori dal mondo che conduce ancora la gente che qui vi abita.
ogni casetta ha i suoi tre gradini che scendono al canale dove le donne lavano i vestiti e i piatti e fuori ogni casa c'e'una barca, l'unico mezzo possibile per spostarsi.
sui pali qualche cormorano, piu'nascosti i martin pescatori e nell'acqua verdastra tante ninfee e il piu'infestante giacinto d'acqua che si moltiplica a dismisura fino a otturare i canali piu' piccoli.
i bambini vanno a scuola in barca ed e'molto strano vedere una chiesa o una moschea nel mezzo del nulla, su un pezzo di terra in mezzo all'acqua.
le persone che vivono qui fanno i pescatori o coltivano il riso, oppure intrecciano la fibra di cocco per fare le corde o dei tessuti piuttosto grezzi ma molto resistenti.
ho trovato che questo posto assomigliasse parecchio al Tonle sap il grande lago che durante i monsoni forma una pianura alluvionale in Cambogia.
l'avevo attraversato per andare da Battambang a Siem reap.
anche li il filo conduttore dell'esistenza di parecchia gente che e'nata in un posto cosi'ostile ma anche cosi' bello e unico e' la vita e la morte sull'acqua.
domenica 28 settembre 2008
Munnar
e'una stazione climatica a 1500 metri di altezza in mezzo alla catena dei ghati occidentali.
vicino al paese si trova la montagna piu'alta dell'india del sud, l'Anamundi con i suoi 2700 metri circa.
la ragione per cui sono venuto fin quassu' non e'tanto il paese, che poi e'veramente piccolo disordinato e polveroso, un bazar unico con poche attrattive, ma le colline circostanti, che sono tappezzate di piantagioni di the a perdita d'occhio.
sono andato con un riscio', cioe'la solita ape piaggio nera e gialla o quell'altra marca indiana con una panca dietro per portare le persone, a fare un giro nei dintorni e devo ammettere che il paesaggio mi ha stupito per la sua bellezza.
non avevo mai visto una pianta di the, ne tantomeno delle colline e intere valli piene che formano un mosaico con tante sfumature di verde diverse, in mezzo alle quali ci sono piante di eucalipto e di arancio ed enormi massi neri.
le piantagioni di the sono recintate ed e'proibito entrarci, ma praticamente sono ovunque, anche al bordo della strada e ne ho strappate alcune foglie per sentire l'odore, ma naturalmente quando sono fresche non ne hanno.
ogni venti giorni avviene la raccolta delle foglie piu'giovani quelle in cima, esclusivamente a mano da parte di abilissime donne che le mettono in un sacco che hanno in vita prima di versare il contenuto su grossi camion che vanno all'essicatura e ricominciare da capo.
e cosi'mantengono le piante sempre alla stessa altezza, come cespugli ordinati.
dopodiche' avviene il processo industriale di lavorazione di impacchettamento e spedizione, soprattutto all'estero.
la qualita'non e'delle piu'alte, non e'il miglior the del darjeleeng o dello srli lanka insomma, ma e'lo stesso apprezzato soprattutto per il suo basso costo.
tutte le piantagioni sono private e il proprietario e' nientedimeno che il gruppo tata, lo stesso delle autovetture indiane.
infatti oltre ad essere il maggior produttore di macchine e camion con un mercato interno di oltre un miliardo di persone si occupa anche di latifondi e telefonia.
e il vertice della societa'e'composto da sole tre persone!
comunque con il mio riscio' sono salito fino a top station, a quasi 2000 metri ed esattamente sul confine con il Tamil Nadu, di fronte a parecchi chilometri, anche se non si vedeva, Madurai.
oggi mi e'successa anche una cosa curiosa.
sono entrato in una botteguccia di prodotti alle erbe oli e spezie vicino al mercato e parlando con il proprietario
di calcio e altre cose mi ha detto che la sua attivita' era una rivendita di prodotti ayurvedici tutti naturali quindi, che venivano prescritti dopo un consulto con il dottor tal dei tali che si trovava nella porta accanto.
'do u wanna an ayurvedic consultation, sir? mi chiede poi il tipo
'why not!!" rispondo io, pensando a quante cose possono succedere se solo ci si affida al caso e non si dubita sempre di tutto e tutti.
cosi mi metto in coda e quando e'il mio turno entro in una stanzina spoglia di tre metri per due, dietro alla scrivania un ometto sulla quarantina tutto sorridente.
iniziamo con le solite domande che tutti ma tutti gli indiani mi hanno fin'ora rivolto per iniziare la conversazione.
da dove vieni, quanti anni hai, sei sposato eccetera.
esaurite le formalita'delle presentazioni inizia la visita vera e propria, cioe' altre domande per capire chi sono e come sto, soltanto dalle mie risposte.
infatti l'ayurveda si basa sull'equilibrio di vari elementi e quando uno di questi viene a mancare o al contrario aumenta troppo insorge la malattia.
cosi mi ritrovo a rispondere a domande tipo dormi bene? ti svegli di notte a fare la pipi? ti piace il dolce o il salato? preferisci l'estate o inverno? sudi molto? e altre di questo genere. lui annuiva sorridendo alle mie risposte.
l'unico contatto fisico e'avvenuto quando mi ha preso il polso e ha cercato un punto che non era quello del battito cardiaco e me l'ha tenuto sollevato sopra la testa per un sacco di tempo, non ce la facevo piu'.
quindi la diagnosi tanto attesa: 'you are good man it's allright, just think less about troubles and live happy'
e come dargli torto, un po'scontato ma le sue parole non so perche' mi hanno messo sicurezza e buonumore.
esco e faccio per pagare la parcella, ma poco prima parlando con l'ometto gli avevo detto che era il mio compleanno e cosi'mi offre il consulto. 25 rupie!!!
certe volte gli indiani sanno essere di una gentilezza sconvolgente.
a volte sono anche insistenti quando si tratta di vendere qualcosa ma la maggior parte vuole solo far due chiacchere, per lo piu'sempre le stesse cose, e poi li vedi tutti compiaciuti che lo straniero ha capito la loro pronuncia ed ha risposto alle loro domande.
a volte si forma un capannello di gente dove uno solo sa l'inglese e con aria solenne traduce le domande e le mie risposte e li vedi tutti annuire silenziosamente e seri mentre mormorano qualcosa.
anche i bambini sono molto gentili e quando passo mi salutano quasi sempre urlando 'hello!" .
prima venendo qui c'era un gruppo di bambini e hanno iniziato a salutarmi, poi uno ha preso coraggio ed e'venuto vicino e mi ha teso la mano. 'nice to meet u!!', 'nice to meet u too!'
quando i suoi amici hanno visto cio'praticamente mi sono trovato assediato e ho dovuto stringere una decina di mani di bambini scalmanati e sorridenti.
e'stato un bel regalo di compleanno davvero.
mercoledì 24 settembre 2008
Fort Cochin
ho preso uno di quei bus con i posti sotto e le cuccette sopra, naturalmente per poche rupie in piu'ho preso una di quelle e anche se a grandezza di indiano, con le gambe un po' piegate ci sono stato bene.
Fort Cochin e'la parte peninsulare della grande citta'di Cochin, che sulla terra ferma si chiama Ernakulam. oltre a queste due zone ci sono altre isole che formano tutto il distretto della citta'.
E'molto tranquillo ma anche abbastanza turistico, infatti le guesthouse e gli alberghi per turisti si contano numerosi e anche se e' ancora bassa stagione in giro c'e'parecchia gente che viene dall'Europa.
sono in una homestay, cioe' una casa privata, di solito abbastanza grande con delle stanze dotate di bagno per i clienti.
praticamente e'come se dormissi in casa di qualcuno perche'come esco dalla mia camera c'e' il corridoio con la cucina e la stanza del proprietario che trovo spesso impegnato nei suoi mestieri in giro per casa, mi sento un po'un intruso, e' strano ma e' anche piacevole.
sembra che questo sistema, quello delle homestays, sia incentivato dallo stato che permette a chi mette a disposizione la propria casa a questo uso di pagare meno tasse.
il Kerala e'uno stato molto particolare dell'India.
e' retto da un governo comunista e i suoi abitanti sono quelli con il piu'alto tasso di alfabetizzazione di tutto il paese.
inoltre e'lo stato piu'ricco insieme al Punjab.
questo l'ho notato anch'io dall'assenza dei soliti mendicanti che si trovano ad ogni angolo altrove e dalla piu'massiccia presenza di macchine private in strada, e poi sono anche piuttosto cicciottelli e questo dice tutto.
Cochin e'un ex colonia portoghese prima e olandese poi, con qualche incursione degli arabi.
questo era infatti uno dei porti principali delle indie orientali che usavano gli europei per portare le preziose spezie e altre merci in patria.
come in tutto il Kerala c'e'una comunita' cristiana molto grande e ci sono parecchie chiese molto belle con di solito annesso un collegio e la scuola per i bambini piu'piccoli, tipo le nostre elementari.
ho visitato una di queste scuole e le maestre mi hanno invitato in una classe a vedere la lezione.
erano troppo bellini tutti con l'uniforme uguale in calzoncini corti e quando sono uscito mi hanno urlato un 'bye' tutti in coro urlando.
i ragazzini giocano a calcio anziche a cricket, strano qui in India e qua e la sulle insegne cosi'come a Goa, altra ex colonia portoghese, si leggono nomi come ad esempio De Sousa.
Cochin e' anche una delle porte d'accesso alle famose backwaters del kerala, cioe' la fitta rete di lagune interne collegate da canali navigabili sparse di villaggi di artigiani e pescatori.
ieri ho assistito al kathakali.
e'una forma di teatro antico, originaria del kerala dove gli attori, esclusivamente maschi, rappresentano i classici poemi epici hindu.
hanno dei grandi costumi tradizionali e sono molto truccati e la loro caratteristica e'quella di essere bravissimi
a esprimere sentimenti ed espressioni solo con i movimenti del corpo e i muscoli della faccia. tra i vari movimenti per intenderci c'era anche quello del collo da una parte all'altra, alla Toto' insomma.
sono accompagnati da percussionisti e da un cantastorie che spiega in lirica le varie vicende. non ho capito la trama essendo la storia narrata in malayalam, la lingua del Kerala, ma quello che ho capito e'che questa gente porta avanti una tradizione antica bellissima che originariamente veniva eseguita nei templi durante le feste religiose e le messeinscena potevano durare fino all'alba.
ora queste esibizioni sono accorciate e un po'ad uso turistico ma ho potuto apprezzare ugualmente la dedizione con cui dei ragazzi giovani studiano e portano avanti una forma d'arte cosi'nobile.
oggi ho affittato una bici a sono andato al quartiere ebraico, dove c'e' il mercato delle spezie, ma che in realta'vende di tutto.
tra i vari negozi quelli di profumi ed essenze mi hanno attirato di piu'e sono entaro in un paio per provare l'olio di sandalo, il sandalwood, che ha un profumo che definire estasiante e' ancora poco.
e'un olio puro che viene estratto dal legno di sandalo, albero molto pregiato e puo' essere usato come essenza o diluito per l'ambiente o i massaggi.
sabato 20 settembre 2008
Mangalore
se non altro per la lunghezza. alla fine non sono state venti ore ma diciannove, in classe sleeper, che detto cosi'non sembra neanche male ma che poi sarebbe l'ultima, quella che usano gli indiani piu'poveri, quella senza aria condizionata che tanto non serve ma in compenso con tutti i ventilatori accesi che facevano un casino terribile.
quella con i letti a castello a tre di panche dure in finta fodera, naturalmente senza cuscino e lenzuola e senza nessuna divisione tra gli scompartimenti.
io ero l'unico turista sulla carrozza, ma credo anche su tutto il treno visto che non ho visto scendere o salire nessuno che non fosse indiano.
bene, almeno qualcuno con cui parlare. dopo cinque minuti capisco che quella e'l'unica frase in inglese che sa. allora per socializzare ulteriormente pensa bene di chiedermelo quattro volte a intervalli regolari di mezzora.
io provo a girare l'argomento ma ad ogni mia domanda che scandisco piano per farmi capire meglio mi risponde con sguardo ebete e mi dice yes yes yes.
in compenso e'ben provvista di cibarie, nella fattispecie dolci che non stenta ad offrire.
la regola n.1 e'mai accettare cibo da sconosciuti soprattutto in India, soprattutto in treno.
io naturalmente accetto visto che lo fanno anche gli altri seduti vicino a me.
o questa signora ci vuole tutti col cagotto oppure e'solamente molto gentile.
la seconda e'quella giusta, erano pure molto buoni, yes yes!
a Mangalore mi fermero'un paio di giorni, giusto per riprendermi dal treno.
anzi dopo vado gia'a prenotare il bus notturno per Cochin.
mi sembra un centro commerciale enorme questo posto. camminando mi devo fermare a leggere i cartelli che pubblicizzano i negozi, i locali eccetera senno'non faccio in tempo anche perche'e'molto meglio guardare dove metto i piedi che ci sono delle voragini di mezzo metro per terra.
infatti e'pure un cantiere a cielo aperto, stanno ripavimentando le strade del centro e ho gia inzozzato le mie nuove ciabatte indiane di pelle.
c'e'una bella chiesa cattolica, molto grande ma che ho trovato sempre chiusa e parecchie moschee.
c'e' una grande comunita'musulmana a quanto pare.
ho visto molte donne con l'hijab dal quale si intravedono solo gli occhi, quegli occhi neri che risaltano parecchio essendo l'unica parte del corpo scoperta e visibile, con le ciglia lunghissime e un tocco di trucco. alcune di loro incrociando il mio sguardo mi fissavano per un attimo e con il loro corpo dai lineamenti filiformi sotto quella specie di coperta tutta nera che le copre integralmente erano proprio conturbanti, per usare la parola giusta. vabbe'..
l'hotel dove sto e'bello e costa poco.
e'in una stradina adiacente a quella principale senza casino e la mia finestra guarda su un bel giardino pieno di palme da cocco con i frutti in alto che minacciano di cadere da un momento all'altro. adesso che mi viene in mente
l'anno scorso un indiano di goa mi aveva detto che per i contadini due delle cause piu'comuni di morte sono le noci di cocco in testa e il morso del cobra delle risaie...aiuto!!
giovedì 18 settembre 2008
Bombay
sono andato al new bengal hotel, che conoscevo gia'perche'c'ero stato l'anno scorso con la mia amica Kathy.
il quartiere e'fort, la zona quella di VT station. e'una bella parte della citta'tra la stazione Victoria,che riprende pari lo stile architettonico degli ex coloni inglesi nell'800 a sud, e il quartiere islamico a nord, pieno di mercati e attivita'commerciali piu'o meno lecite .
il mio albergo si trova proprio attaccato a crawford market.
arrivando in taxi dall'areoporto di sera c'e' sempre
la stessa confusione, le persone che dormono sul marciapiede con dei teli di plastica tirati per formare una specie di protezione, che la stagione delle pioggie non e'ancora finita, lo stesso odore soprattutto.
quello e'talmente caratteristico che e'inconfondibile. lo potrei descrivere come un misto di curry incenso merda e gelsomino.
tutto mischiato insieme ma forte, penetrante.
e' l'odore dell' India.
domani parto per Mangalore e cosi'inizia il mio viaggio verso sud, fino a Cape Comorin.
intanto davanti al gateway of India l'holy man mi ha gia'benedetto e rifilato il braccialetto giallo e rosso che porta fortuna, mi ha messo in mano tre caramelline di zucchero di cui una l'ho mangiata e le altre no e ho rifiutato la tikka in mezzo alla fronte che mi stava gia'facendo. mi ha chiesto cento rupie gliene ho date trenta con un sorriso, subito ricambiato, era contento lo stesso.
mi sembra un peccato banalizzare un gesto che per la religione indu ha un significato cosi'forte, che per me resta ancora misterioso e affascinante.
e'un po'come chi si fa il segno della croce per imitare gli altri e chi lo fa con tutta la devozione possibile che quel gesto implica per i cattolici.
la tikka e'quel puntino rosso in mezzo alla fronte, il terzo occhio. si chiama anche bindi.
lo portano le donne sposate, che a volte sostituiscono con un brillantino o una plastichina rossa( cosa questa che possono mettere tutte le donne semplicemente per bellezza) ma in generale e'il segno che indica la benedizione quando si va al tempio per la puja del mattino.
poi ho comprato un libro: 'the god of small things', naturalmente fotocopiato e rilegato in un modo imbarazzante ma tuttosommato leggibile. lo volevo leggere anche in italiano prima di partire, meglio cosi'.
domani circa 20 ore di treno in sleeper class: 468 rupie.